— Si, » rispose suor Francesca; poi soggiunse sottovoce: « In questo momento non posso dirvi nulla. Se volete saperne qualcosa, venite a trovarmi in cella dopo cena. Ma rammentatevi che a mezzanotte io devo andare al mattutino; venite dunque o prima, o dopo. »

Emilia promise di esser puntuale; sopraggiunse la badessa, e non si parlò più dell'infelice suor Agnese.

Il conte tornando al castello, trovò Dupont in un trasporto di disperazione, cagionatogli dal suo amore per Emilia; amore nato in lui da troppo tempo ond'esser vinto facilmente. Egli avea conosciuta la fanciulla in Guascogna; il di lui padre, cui erasi confidato, trovando ch'essa non era abbastanza ricca, lo dissuase dal pensare a cercarla in isposa. Finchè visse suo padre, gli fu obbediente, ma non potendo vincere la sua passione, cercava di addolcirla visitando i luoghi frequentati da Emilia, ed in ispecie la peschiera. Una volta o due aveale manifestato i suoi sentimenti in versi, ma giammai palesato il suo nome per non trasgredire agli ordini paterni. Colà aveva cantato quella canzone patetica, di cui Emilia era stata tanto sorpresa, e vi aveva trovato a caso quel ritratto che servì ad alimentare una passione troppo fatale al suo riposo. Abbracciata la carriera militare, scese a guerreggiare in Italia; intanto suo padre morì, ed egli aveva riacquistata la libertà quando l'unico oggetto che poteva rendergliela preziosa non poteva più corrispondergli. Si è veduto in qual modo ritrovasse Emilia, e come l'avesse aiutata a fuggire. Si è veduto finalmente a qual debole speranza appoggiasse il suo amore, e l'inutilità di tutti i di lui sforzi per vincerlo. Il conte procurò consolarlo collo zelo dell'amicizia, lusingandolo che forse la pazienza e la perseveranza potrebbero un giorno cattivargli l'affetto di Emilia.

Appena le monache si furono ritirate, la fanciulla, recatasi da suor Francesca, la trovò inginocchiata dinanzi ad un crocifisso; appena la vide, le fece segno di entrare, ed Emilia aspettò in silenzio ch'essa finisse la sua orazione, allora la monaca si alzò, e postasi a sedere sul letticciuolo, così cominciò:

« La vostra curiosità, sorella cara, vi ha resa esatta, ma non c'è nulla di notevole nell'istoria di suor Agnese. Non ho voluto parlare di lei in presenza delle altre, perchè non mi garba che conoscano il suo delitto.

— La vostra confidenza mi onora, » disse Emilia, « ma io non ne abuserò.

— Suor Agnese, » soggiunse la monaca, « è d'una famiglia nobile; la dignità della sua fisonomia ve lo avrà forse già fatto sospettare; ma non voglio disonorare il suo nome rivelandolo. L'amore fu cagione delle sue follie e del suo delitto. Fu amata da un gentiluomo poco ricco, e il di lei padre, da quanto mi fu detto, avendola maritata ad un signore ch'ella odiava, accelerò la sua perdita: obliò i suoi doveri e la virtù, e profanò i voti del matrimonio; questo delitto fu scoperto, ed il marito l'avrebbe sacrificata alla sua vendetta, se il di lei padre non avesse trovato il mezzo di sottrarla al suo potere. Non ho mai potuto scoprire in qual modo potè riuscirvi. La chiuse in questo convento, e la decise a prendere il velo. Si fece spargere la voce ch'essa era morta; il padre, per salvar la figlia, concorse a confermare questa notizia, e fece credere perfino al marito ch'era stata vittima del suo geloso furore. Parmi che quest'istoria vi sorprenda, e per vero non è comune, ma non è però senz'esempio. Ora sapete tutto; aggiungerò soltanto che il contrasto nel cuore di Agnese fra l'amore, i rimorsi ed il sentimento dei doveri claustrali, cagionò alla perfine il disordine delle sue idee. In principio era alteratissima; prese in seguito una malinconia abituale, ma da qualche tempo cade in accessi di delirio più forti e frequenti del solito. »

Emilia fu commossa da quest'istoria, che le parve aver molta analogia con quella della marchesa di Villeroy, e sparse qualche lacrima sugli infortunii d'entrambe. « È strano, » soggiunse ella, « ma vi sono momenti in cui credo rammentarmi la sua figura; io non ho per certo veduta mai suor Agnese prima di entrare in questo convento; bisogna che abbia visto in qualche parte una persona che le somigli, eppure non ne ho nessuna memoria. » E rimase sovrappensieri. Quando suonò mezzanotte, congedossi e tornò nella sua camera.

Per molti giorni consecutivi, Emilia non vide nè il conte, nè alcuno della sua famiglia; quand'egli comparve, essa notò con pena l'eccesso della sua agitazione.

« Non ne posso più, » rispos'egli alle di lei premurose interrogazioni; « voglio assentarmi per qualche tempo, onde ricuperare un poco di tranquillità. Mia figlia ed io accompagneremo il barone di Santa-Fè al di lui castello, situato alle falde dei Pirenei in Guascogna. Ho pensato, cara Emilia, che se voi andaste alla vostra terra della valle si potrebbe fare insieme parte del viaggio, ed io sarei lietissimo di potervi scortare fin là. »