Allorchè si credè abbastanza forte per sentir Giovanni, lo mandò a cercare; egli non potè dare nessuno schiarimento. Essa gli fece forti rimproveri per aver tirato a palla, ed ordinò di fare esatte ricerche per iscoprire chi fosse il ferito, ma indarno. Più essa vi riflettea, e più convincevasi che fosse Valancourt. Alfine l'inquietudine le cagionò un'ardentissima febbre, che l'obbligò a letto per qualche giorno.

La sua indisposizione e gli affari avevano già prolungato il di lei soggiorno a Tolosa al di là del tempo prefisso. La sua presenza ormai era necessaria alla valle: ricevè una lettera da Bianca, nella quale l'informava che il conte e lei, essendo tuttavia presso il barone di Santa-Fè, si proponevano al loro ritorno di andare a trovarla al di lei castello, se vi fosse stata, aggiungendo che le avrebbero fatta questa visita colla speranza di ricondurla a Blangy.

Emilia, rispose all'amica che fra pochi giorni sarebbe stata alla valle; fece in fretta i preparativi di viaggio, e partì sforzandosi di credere che se fosse accaduto qualche sinistro a Valancourt, ne sarebbe stata in qualche modo informata.


CAPITOLO XLIX

Il dì dopo, Emilia arrivò al suo castello della valle verso il tramonto. Alla malinconia inspiratale dal luogo già abitato da' suoi genitori, e dove aveva passato anni felici, si unì tosto un tenero infinito piacere. Il tempo aveva smussato i dardi del suo dolore, ed allora rivedeva con compiacenza tutto ciò che rinnovavale la memoria de' suoi cari; le pareva che respirassero ancora in tutti quei luoghi ove li aveva veduti, e sentiva che la valle era per lei il più delizioso soggiorno. La prima stanza che visitò fu la sua libreria, ove, seduta sulla poltrona del padre, riflettè con rassegnazione al quadro del passato.

Poco dopo il suo arrivo ricevè la visita del venerabile Barreaux, che venne con premura ad accogliere l'unica figlia del suo rispettabile vicino, in una casa troppo lungamente derelitta. La presenza del vecchio amico fu di grande conforto per Emilia; la loro conversazione fu per amendue interessante, e si comunicarono reciprocamente le circostanze principali di quanto era accaduto. La mattina di poi, la giovine andò a passeggiare nel giardino gustando con tenera avidità il piacere di vagare sotto quegli alberi, piantati dal diletto genitore, ciascuno dei quali le ne rammentava la bontà i discorsi, il sorriso. Prima sua cura fu d'informarsi della vecchia Teresa, stata crudelmente licenziata da Quesnel senza veruna pensione, quando affittò quei beni. Avendo saputo ch'ella viveva in una casuccia poco lontana, vi andò subito, e fu lieta di trovarla sana ed allegra; essa si occupava a potar viti, ed appena la povera vecchia riconobbe Emilia, le saltò al collo, gridando:

« Ah! mia cara padroncina, io credeva di non rivedervi più; ma ora son contenta. Sono stata maltrattata assai; non aspettava certo nella mia età di essere scacciata in tal guisa. »

Entrate nell'abituro rustico, ma decentissimo, Emilia si congratulava seco lei di averla trovata in quell'abitazione passabilmente bella nella sua sventura. Teresa la ringraziò colle lagrime agli occhi.

« Sì, signora, » le disse, « è anche troppo bella per me, grazie all'amico caritatevole che mi ha strappato dalla miseria. Voi eravate troppo lontana per aiutarmi: egli mi ha messa qui, ed io credeva quasi... ma non parliamone più.