Colui che si chiamava Pietro ritornò quasi nell'istesso momento dicendo: « Il fuoco è acceso, e gli uccelli son pelati. Ceneremo in un'altra stanza più piccola ma più calda di questa. » Tutti i compagni applaudirono, ed invitarono gli ospiti a seguirli. Bianca parve afflitta di cotesto cambiamento, e se ne stava al suo posto. Santa-Fè guardò il conte, il quale dichiarò che avrebbe preferito di non uscir dalla sala. I cacciatori però reiterarono le loro istanze con tanta cortesia, che Villefort, malgrado i suoi dubbi e temendo di manifestarli, acconsentì finalmente ai loro inviti. Gli anditi lunghi e rovinati pei quali li fecero passare lo spaventarono; ma il rumoreggiar del tuono, che aveva già cominciato a farsi udire, non permetteva più di uscire da quel luogo a notte così avanzata, ed il conte temeva di provocare i suoi conduttori, lasciando travedere la sua diffidenza.

I cacciatori lo precedevano. Il conte e Santa-Fè, desiderando amicarseli, affettando famigliarità, portavano una sedia per ciascheduno, e Bianca li seguiva lentamente. Il di lei abito si attaccò ad un chiodo d'un uscio, e fu costretta a fermarsi per liberarsene. Il conte, che parlava con Santa Fè, non se ne accorse, e svoltando essi da un'altra parte dietro i cacciatori, Bianca restò sola in perfetta oscurità. Chiamò il padre; ma la burrasca aumentava, e lo scroscio dei fulmini impedì loro di udirla. Appena ebbe staccato l'abito dal chiodo, seguitò con celerità il cammino per dove credeva fossero andati. Un lume che vide da lontano la confermò in quest'idea. Si avanzò verso una porta aperta, credendo trovare la stanza ove dovevano cenare. Sentì alcune voci, e s'arrestò a qualche distanza per assicurarsi di non essersi ingannata. Al debole chiarore d'una lampada vide quattro uomini intorno ad una tavola, i quali sembravan tener consiglio, e riconobbe fra loro colui che aveva fissato Santa-Fè con tanta attenzione: egli parlava con veemenza, benchè sottovoce. Un altro pareva contraddirlo, rispondendo con piglio imperioso. Bianca, inquieta di non trovarsi vicina nè al padre, nè a Santa-Fè e spaventata dall'aspetto di coloro, stava per allontanarsi, allorchè udì dire ad uno di coloro:

« Non litighiamo più. Seguite il mio consiglio, e svanirà ogni pericolo. Assicuratevi di quei due; il resto è una preda facilissima. »

Bianca allarmata da queste parole, volle sentire qualche cosa di più.

« Non si guadagnerebbe nulla col resto, » disse un altro; « io non son mai di parere di versare il sangue, quando si può risparmiarlo. Sbrigatevi di quei due, e il nostro affare è fatto; gli altri potranno andarsene.

— Oibò! » disse il primo, bestemmiando orribilmente; « andrebbero a dire ciò che abbiamo fatto dei loro padroni, verrebbero le truppe reali, e ci trarrebbero al supplizio. Bravo! tu dai sempre di buoni consigli; ma io però mi rammento il giorno di san Tommaso dell'anno scorso. »

Bianca fremè d'orrore. Il suo primo sentimento fu quello di fuggire, ma pensò che, ascoltando ancora, avrebbe forse potuto esser a tutti di qualche utilità, ed intese il dialogo seguente:

« E perchè non ammazzarli tutti?

— Giuraddio! La nostra vita è cara più della loro; se non li ammazziamo, ci faranno impiccare.

— Sì, sì, » gridarono tutti.