— È ella stessa, » disse Dorotea, « è lei precisamente com'era poco tempo innanzi la sua morte... Questo ritratto, oh Dio! dove l'avete trovato? È la mia cara padrona, è lei stessa! » E gettò sul tavolino la miniatura trovata da Emilia tra le carte che il padre le aveva ordinato di bruciare; era lo stesso ritratto, sul quale l'aveva una volta veduto piangere. Rammentandosi a tal proposito le circostanze della sua condotta, che l'avevano tanto sorpresa, l'emozione di Emilia fu tale, che non ebbe la forza d'interrogare Dorotea: tremava delle risposte che avrebbe potuto riceverne, e potè appena domandarle s'era certa che quello fosse il ritratto della marchesa.
« Ah! signorina, » rispose la vecchia, « come mi avrebbe colpito in questo modo, se non fosse l'effigie della mia padrona! O cielo, » soggiunse quindi riprendendo la miniatura, « ecco i suoi begli occhi azzurri, e quello sguardo così affabile e lusinghiero! Ecco la sua espressione, quando aveva pianto sola per qualche tempo! Ecco quell'aria di pazienza e rassegnazione, che mi squarciava il cuore e me la faceva adorare!
— Dorotea, » disse Emilia, « io prendo per la vostra afflizione un interesse maggiore che non potete supporre. Vi domando di non negarvi a soddisfar la mia curiosità, che non è frivola. »
Sì dicendo, ella rammentossi delle carte, fra le quali aveva trovato il ritratto, e si convinse quasi che fossero relative alla marchesa di Villeroy. Ma la supposizione le fece nascere uno scrupolo. Temeva che fosse precisamente il segreto che suo padre aveva voluto nasconderle, e pareale di mancare al suo dovere cercando di penetrarlo. Qualunque fosse la sua curiosità sul destino della marchesa, è probabile che vi avrebbe resistito tuttavia, se fosse stata certa che quelle terribili parole rimastele impresse appartenessero all'istoria di quella dama, o che le particolarità che poteva confidarle Dorotea potessero entrare nel divieto di suo padre. Ma ciò che sapeva Dorotea poteano saperlo molti altri, e non era presumibile che Sant'Aubert avesse il progetto di nascondere alla sua figlia ciò ch'essa poteva sapere in altra guisa. Emilia ne concluse che se quelle carte erano relative alla marchesa, non versavano su d'un oggetto che Dorotea potesse spiegarle; per cui, bandito ogni scrupolo, cominciò ad interrogarla.
« Ah! signorina, » disse la vecchia, « la è un'istoria dolorosa, ed ora non posso raccontarvela; ma che dico? Non ve ne parlerò mai. Son molti anni ch'è accaduta, questa disgrazia, e non ho mai più parlato della signora marchesa se non con mio marito. Egli stava in questa casa come me, e sapeva soltanto da me certi dettagli che gli altri ignoravano. Io assisteva la padrona nell'ultima sua malattia, e ne seppi più che non il marchese istesso. Santa donna, quanto era paziente! Quand'essa morì, credetti morir con lei.
— Dorotea, » la interruppe Emilia, « potete esser certa che quanto mi dite non uscirà mai dalla mia bocca. Vi ripeto che ho ragioni per cercar schiarimenti in proposito, e m'impegno coi più sacri giuramenti a non rivelar mai i vostri segreti. » Dorotea parve commossa dalle parole di lei; la guardò tacendo, e poi soggiunse: « Mia bella signorina, la vostra fisonomia mi parla a vantaggio vostro. Voi somigliate tanto alla mia cara padrona, che mi par di vedermela innanzi agli occhi. Se foste sua figlia, non potreste rammentarmela meglio di così. Ma l'ora del pranzo si avvicina, e voi dovete andare ad unirvi alla famiglia che vi attende.
— Promettetemi prima di aderire alla mia domanda, » disse Emilia.
— E voi, signorina, spero che mi direte in qual modo quel ritratto è caduto nelle vostre mani, ed i motivi della vostra curiosità a proposito della mia padrona.
— No, Dorotea, » replicò Emilia ravvedendosi. « Ho ancor io ragioni particolari per tacere, almeno fin quando non ne sappia qualcosa di più. Ricordatevi che non vi prometto nulla, e se volete compiacervi di contentar la mia curiosità, non dovete farlo coll'idea ch'io possa soddisfare la vostra. Ciò ch'io non voglio rivelare, non interessa me sola, altrimenti avrei meno riguardo a parlarne, e voi non potete narrarmi quanto desidero, se non confidando nel mio onore.
— Ebbene, madamigella, » disse Dorotea, dopo averla per qualche tempo fissata, « voi mostrate tanto interesse; quel ritratto, e la vostra fisonomia in particolare, mi fanno pensare che potete sì realmente prenderne, ch'io vi confiderò cose non mai dette ad altri tranne a mio marito, sebbene molti ne abbiano sospettata una parte. Vi descriverò la morte della marchesa, e vi dirò le mie idee in proposito. Ma promettetemi per tutti i santi... »