Emilia, interrompendola, le promise solennemente di non rivelar mai, senza suo consenso, quanto le avrebbe detto.
« Odo la campana che chiama a pranzo, » disse la vecchia, « io non posso più trattenermi.
— Quando potrò dunque rivedervi? »
Dorotea riflettè, e riprese:
« Per non dar sospetto, verrò da voi allorchè tutti dormiranno.
— Benissimo, ricordatevi di non mancare.
— Sì, sì, me ne rammenterò. Ma temo di non poter venire stanotte, essendovi il ballo della vendemmia, e quando cominciano non ismettono fino a giorno. Io soglio assistervi, e non voglio mancarci... »
Emilia affrettossi a scendere. La sera, il conte e la sua famiglia, eccettuate la contessa e la Bearn, andarono a passeggiare onde partecipare alla gioia dei contadini. La festa si faceva in un'aia intorno alla quale erano appesi lumi agli alberi, da cui pendeva a festoni l'uva matura. Sotto una pergola vedeansi imbandite tavole copiosamente provviste di pane, vino, frutta e cacio. I suonatori, seduti appiè degli alberi, parevano partecipare dell'allegria prodotta dai loro strumenti. Un fanciullo suonava il cembalo e ballava solo, e co' suoi gesti, veramente ridicoli, raddoppiava le risa ed il brio di quella festa campestre.
Il conte gioiva di que' piaceri cui aveva contribuito la sua liberalità. Bianca prese parte al ballo con un gentiluomo del vicinato. Dupont venuto a visitare il conte a tenore della sua promessa, desiderava danzare con Emilia, ma ella era troppo trista, per prender parte a tanto brio. Questa festa le rammentava quella dell'anno precedente, gli ultimi momenti del padre, ed il caso terribile che l'aveva troncata. Piena di tali rimembranze, si allontanò insensibilmente, internandosi nel bosco; i suoni addolciti dalla musica tempravano la sua malinconia; la luna diffondea attraverso le foglie una luce misteriosa; immersa ne' pensieri, senza accorgersi della distanza si ritrovò nel viale, in cui la notte dell'arrivo di suo padre colà, Michele aveva procurato di trovargli un asilo. Il viale era sempre deserto e selvaggio come allora.
Considerando il luogo, si rammentò le emozioni ivi sofferte allo scorgere la figura ch'erasi dileguata fra gli alberi, ed ebbe qualche paura; tornò tosto indietro, in quella udì un rumor di passi, e fu raggiunta da una persona, che riconobbe per Enrico, il quale le manifestò qualche sorpresa di trovarla così lontana: essa gli disse che il piacere di passeggiare al chiaro della luna l'aveva fatta involontariamente inoltrare in quel viale. D'improvviso, udì un'esclamazione d'un uomo che seguiva Enrico a poca distanza, e le parve riconoscere Valancourt; era lui stesso. L'incontro fu quale si può immaginarlo tra due persone sì care l'una all'altra, e separate per tanto tempo. Nell'ebbrezza del momento, Emilia obliò tutti i suoi affanni: Valancourt stesso pareva obliare che esistessero nel mondo altri fuor di lei, ed Enrico, attonito, li considerava in silenzio.