Valancourt le fece tante interrogazioni in una volta, che non ebbe tempo di rispondergli. Seppe che la sua lettera eragli stata mandata a Parigi, mentre partiva per la Guascogna; e che finalmente avendola ricevuta era volato in Linguadoca. Giunto al monastero, d'onde ella aveva datata la sua lettera, con molto suo dispiacere trovò le porte chiuse per esser già notte. Credendo di non poter vedere Emilia se non il giorno dopo, tornava al suo alloggio, quando incontrò Enrico, da lui conosciuto a Parigi, e per caso infine si trovò presso colei che non si lusingava di vedere se non la domane.
CAPITOLO XXXIX
Emilia, Valancourt e Enrico tornarono insieme alla festa; quest'ultimo presentò Valancourt al conte; Emilia credette accorgersi che questi non lo riceveva coll'ordinaria cordialità, quantunque paresse che si fossero già veduti. Fu invitato a godere i divertimenti della sera: quand'ebbe fatti i debiti complimenti al conte, andò a sedere accanto ad Emilia, e potè parlarle senza riserbo. I lumi appesi agli alberi permisero alla fanciulla di considerare quel volto, di cui nella sua assenza aveva procurato di rammentarsi tutti i lineamenti, e vide con pena che non era più l'istesso. Brillava come pel passato, di spirito e di fuoco, ma aveva perduto molto di quella semplicità, ed un poco anche di quella franca bontà, che ne formava il carattere principale: era sempre però una fisonomia interessante. Emilia credeva travedere in lui un misto d'inquietudine e di malinconia. Egli cadeva talvolta in un'astrazione passeggera, e sembrava sforzarsi d'uscirne; tal altra guardava fiso la fanciulla, ed una specie di fremito pareva agitare la di lui anima. Ritrovava in Emilia la stessa bontà e beltà semplice che l'aveva sedotto allorchè la conobbe. Le guance erano un po' impallidite, ma la di lei dolce fisonomia, sebbene alquanto malinconica, la rendeva sempre più interessante.
Gli raccontò le più importanti circostanze di quanto erale accaduto dopo la di lei partenza di Francia. La pietà e lo sdegno penetravano a vicenda, Valancourt al racconto delle atrocità di Montoni. Più di una volta, mentr'essa parlava, egli alzossi dalla sedia e passeggiò agitato. Non parlò se non dei mali da lei sofferti, nelle poche parole che potè dirigerle, non intese ciò ch'ella gli disse, quantunque con chiarezza, del sacrifizio necessario dei beni della sua zia, e della poca speranza di ricuperarli. Il giovane che pareva agitato da qualche affanno segreto, la lasciò bruscamente; quando tornò, ella si accorse che aveva pianto, e lo pregò di rimettersi. « Le mie pene sono finite, » gli disse Emilia, « io sono sfuggita alla tirannia di Montoni. Vi ritrovo sano, lasciate adunque ch'io vi veda anche felice. »
Valancourt, più agitato che mai, rispose: « Io sono indegno di voi, Emilia, sono indegno di voi. » Tali parole, e più ancora l'espressione colla quale vennero pronunziate, afflissero vivamente Emilia. « Non mi guardate così, » le diss'egli stringendole la mano, « deh! non mi guardate così!
— Vi vorrei chiedere, » gli diss'ella con voce affettuosa e commossa, « di spiegarvi chiaramente; ma mi accorgo che in questo momento tal domanda vi affliggerebbe: parliamo di tutt'altro: domani forse sarete più tranquillo. Voi eravate una volta ammiratore della natura; vi rammentate il nostro viaggio dei Pirenei?
— E posso obliarlo? Fu quella l'epoca più felice della mia vita: allora io amava con entusiasmo tutto ciò ch'era veramente buono e grande. Promettetemi Emilia di non dimenticarlo mai, ed io sarò tranquillo.
— La mia condotta dipenderà dalla vostra, » disse Emilia, « ma possiamo essere ascoltati. Viene appunto madamigella Bianca; andiamole incontro. »
I due amanti, raggiunta Bianca, recaronsi dal conte, e si misero a tavola sotto una pergola, ove sedevano i più venerandi vassalli, e tutti stettero allegri, tranne Emilia e Valancourt. Quando il conte tornò al castello, non invitò questi a seguirlo; egli prese dunque congedo da Emilia, e partì. La fanciulla, tornando in camera, pensò a lungo alla condotta di Valancourt ed all'accoglienza fattagli dal conte, ed in mezzo a queste riflessioni, obliò Dorotea. La mattina era già inoltrata quando se ne ricordò, e pensando giustamente che la buona vecchia non sarebbe venuta, pensò a riposare.