— Or potete domandarlo, » rispose Agnese; « ma vi accerto che un tempo era somigliantissimo. Guardatemi attenta e vedete l'effetto del delitto!... Allora io era innocente, e le mie sciagurate passioni dormivano ancora. Sorella mia, » soggiunse gravemente, e prendendo nella sua mano fredda ed umida una mano di Emilia, che fremette a quel tocco, « sorella mia, guardatevi bene dal primo movimento delle passioni! Guardatevi dal primo! Se non si arresta il loro corso, esso è rapido; la loro forza non conosce alcun freno: desse ci trascinano ciecamente a delitti, che non possono venir cancellati da lunghi anni di preghiere e di penitenza. È tale l'impero d'una passione, che domina tutte le altre, e s'impadronisce di tutte le vie del cuore; è una furia che ci rende insensibili alla pietà e alla coscienza, e quando il suo scopo è compiuto, furia sempre più spietata e crudele, ci abbandona per nostro tormento a tutti quei sentimenti che aveva sospesi, ma non soffocati, ai supplizi della coscienza, del rimorso e della disperazione. Ci svegliamo come da un sogno: siamo circondati da un nuovo mondo attoniti e spaventati; ma il delitto è commesso. Il potere riunito del cielo e della terra non può annientarlo, ed i fantasmi ci perseguitano. Cosa sono le ricchezze, la salute e la grandezza, in confronto dell'inestimabil vantaggio di una coscienza pura, in confronto della salute dell'anima? Cosa sono gli affanni della povertà, del disprezzo e della miseria, in confronto dell'angoscia d'una coscienza in preda ai rimorsi? Oh! quanto tempo è scorso da che ho perduto la pace dell'innocenza. Ho gustato ciò che chiamavasi dolcezza della vendetta; ma quanto è passaggiera! Ella spira col di lei oggetto. Rammentatevene, sorella mia, le passioni sono il germe del vizio, come quello della virtù; ambedue possono essere il risultato: ciò dipende dalla maniera di governarle, e guai a coloro che non hanno mai imparato quest'arte tanto necessaria.
— Sventurato colui, » disse la badessa, « che conosce male la nostra santa religione! »
Emilia ascoltava Agnese in silenzio e con rispetto: considerava la miniatura, e si accertava della somiglianza del ritratto con quello veduto a Udolfo.
« Questa figura non mi è ignota, » diss'ella per far ispiegare la monaca.
— Voi v'ingannate, » rispose suor Agnese, « e non l'avete mai certamente veduta.
— No, » soggiunse Emilia; « ma ho veduto la sua perfetta somiglianza.
— È impossibile, » disse suor Agnese, che ora potremo chiamare la signora Laurentini.
— Era nel castello di Udolfo, » continuò Emilia, guardandola fiso.
— Di Udolfo! » esclamò la signora Laurentini « di Udolfo in Italia?
— Precisamente, » rispose Emilia.