So che non tutte, per avventura, le idee qui sviluppate troveranno la difficile unanimità delle simpatie, ma quale autore mai, qual libro, quale concetto, trovò tutte le adesioni? quante volte la verità, camminando a testa alzata nel suo dritto cammino, dovette porre, senza pur avvertirlo, il calcagno su qualche esistenza che nella polvere si trascinava, e scomporre il lento e pertinace lavoro di molto tempo? Lo scrittore dovrà egli dunque prender sempre la penna per osannare a tutte le passioni, a tutti gl'interessi, a tutti i pregiudizii dacché siansi eretti in caste, in sistemi, ed asciugarla al più presto dacché trovisi incompatibile con essi? Se considerazioni di personale interesse avessero sempre asciugate le penne, a qual punto sarebbe ogni umano progresso? E come combatterà il pregiudizio chi si uccide sul labbro la parola, per timore di lui? Chè ne sarebbe del cristianesimo se Cristo avesse temuta la croce? Chè del nuovo mondo se Colombo avesse paventato l'ardita navigazione? Chè della libertà se i popoli temono il sangue? Chè d'ogni utile impresa se bastasse ad arrestarla la tema delle possibili eventualità?

Certo se qualche concetto nel mio lavoro vien meno alla verità, ascriversi dovrà allo abbaglio dello intelletto, non mai a transazione di coscienza, ed a proposito di patteggiar coll'errore; ed essendomi io la verità proposta comechè sola base possibile alla morale, più dello scopo tenera che dei mezzi, accetto riconoscente ogni osservazione della critica che me illumini, ed alle mie lettrici accenni dove ho errato, chè inconsolabile sarei se vedessi che la fatica, che al bene ho rivolta, al male conducesse.

I tempi avanzano. Il vecchio edificio del dispotismo, che tutto l'uomo incatena dal più intimo escogitato dell'anima fino al più indifferente degli atti umani, scricchiola sui cardini, scrolla e rovina. Pochi giorni ancora e lo spirito del cristianesimo sfolgorante della nuova sua luce, l'amore universale, precetto unico e nuovo, il raggio della sapienza, diffuso come lo spirito di Dio sulla faccia della terra, raccogliendo sulle ceneri di quello spento l'ultima zolla di terra, gli diranno, parce sepultis.

Ed io mi trasporto collo spirito a quel giorno e, lasciate le polemiche a penne più valenti, la lotta a braccia più vigorose, attendo a preparare la donna di quei tempi; la donna, non più eccitamento a basse passioni ed ingombro al cammino della umanità, ma la donna ispiratrice di alti propositi, impulso potente ad ogni gentil costume, e ad ogni progresso dell'intelligenza.

Riverente più ch'altri mai al dogma della libertà della mente, in una cosa non la riconosco libera, nello essere illogica e retriva, importando le morali facoltà, dovere di sviluppo e d'applicazione.

Religiosa per ragione e per sentimento, nemica del pregiudizio, adoratrice della verità, schiava della morale, amante della patria, anima della famiglia, sollievo alla sventura, complemento della società, mostrandosi all'uomo in tutto e sempre dono di Dio; ecco la donna ch'io intesi preparare.

Che se avvenga che all'altezza del fine non corrisponda fecondità di mezzi, il buon volere mi salvi, la innata bontà del sesso cui volli giovare mi sia indulgente, e la lusinga mi conforti, che alcuna sorga fra tante valorose scrittrici che raccolga il mio argomento e, svoltolo da' miei cenci, al pubblico lo presenti sotto forme più rigogliose e sfolgoranti.

LA DONNA E L'OPINIONE

«Anima che per biasimo si dibassa

O per lode s'innalza è debil canna