Può essa allevare i suoi figli al culto di un paese, ch'ella non ha nessuna ragione di amare? E quando questo paese le cerca il suo oro, i suoi figli e talora persino le sue convinzioni, qual compenso le promette e le dà? Qual forza, quale argomento adoprerà essa per convincersi del suo dovere, per decidersi a compierlo?
Il dovere, fonte del diritto, è cosa santa ed equa, ma il dovere solo è schiavitù ed opressione.
Tutte le rivoluzioni sociali, politiche, religiose, tutte ebbero, o segreta o palese, sempre però una movenza interessata. Non si accagioni dunque per avventura la donna di strettezza di cuore se chiede il suo diritto.
Ogni lavoro vuol la mercede, ogni martirio vuol la corona; l'uomo ha proceduto per questa via al conquisto della sua libertà, non v'ha ragione che ne escluda la donna.
Ed eccomi perciò a considerarla in faccia al diritto parziale ed al Codice Civile Sardo dopo averla guardata in faccia al diritto primitivo ed ingenito, davanti al quale ogni veduta d'interesse, di convenienza, d'opportunità, deve tacere, e la parzialità della legge non iscusa, né la debolezza del muscolo che non sarà mai equa base di diritto, nè l'ignoranza che si può vincere, nè l'incapacità ch'è sempre affermata, provata non mai.
Che se talora, discutendo lo spirito delle nostre istituzioni avverrà, che la penna distilli qualche amarezza, dichiaro anticipatamente non aver io rancore con niuna personalità al mondo, ma scaturire queste involontarie dal vedere, quanto sia impossibile all'uomo astrarre da' suoi personali interessi anche quando si dà ad intendere di far di proposito detta giustizia, e questo spirito d'egoismo salire fino a mala fede, quando l'essere che si afferma debole ed incapace per ispogliarsi di diritti, si riconosce forte e responsabile per gravarsi di pene e di doveri.
È assai possibile scrivere con più calma e con maggior freddezza; ciò servirebbe anche forse ad attirare sul mio argomento le grazie degli uomini serii, che varcata l'età delle passioni, le persone e le cose tutte guardano con filosofica ed imparziale apatia. Ma a me, giovine e donna, è pur lecito non far a pugni colla natura che si è in questo argomento alleata ai più vitali interessi, epperò non violentandomi affatto, parlo come penso e sento, persuasa e convinta di essere fedele interprete dei pensieri e dei sentimenti di molte del mio sesso.
Le considerazioni fatte sulla situazione creata alla donna da leggi, che ancor troppo risentono lo spirito del secolo che precedette il 1789, mi conducono naturalmente a chiedere delle riforme che, se sono limitate, hanno in compenso il vantaggio di essere possibili, ed è in me profonda la convinzione, che un miglioramento nelle condizioni presenti della donna, non è vantaggio suo soltanto, ma altrettanto e più dell'umanità, che in tanta parte della donna si compone ed in altrettanta da lei dipende ed è influenzata.
Ed eccovi scorse di volo le diverse parti della mia fatica. Come vedete, ella vi è tutta ed affatto consacrata, ad un solo fine si è ispirata, l'utile vostro, e dell'umanità.
Accompagnando io la donna in tutte le situazioni, esaminandola sotto tutti i rapporti, e tenendo io a presentarle il suo meglio, volli precipuamente parlare alle giovinette che esordiscono nella vita, già istrutte, epperò in grado non solo di accogliere le leggi della morale sotto la forma d'apotegmi, che se meccanicamente s'incidono nella ferace memoria dell'adolescenza, di rado resistono saldi sotto la bufera sollevata dalle giovanili passioni, ed in faccia alle speciose dottrine che loro servono da campioni; ma capaci eziandio sono di seguire quei raziocinii, che conducono la loro mente ad apprezzarle, il loro cuore ad amarle, e decidono quindi la volontà a seguirle.