I religiosi terrori, certi affetti artificiali, specie di aberrazioni, di sovreccitazioni nervose, ibride creazioni del misticismo, furono allora poste in opera dai ministri di religione per averla piedi e mani legate, cieco e docile strumento ad ogni esorbitanza. E, per mezzo suo, Stati e famiglie poste a soqquadro, fatalmente compromessi e scalzati dalle radici rimangono nella storia a documento imperituro del quanto siano funeste la ignoranza e la morale passività nella donna.
E sgraziatamente eravamo al punto in cui questa ignoranza e passività, non più un puro fatto era, ma era sistema. L'uomo avea riescito a convincerla non esserle lecito formare il minimo criterio, nè possibile formarne alcuno assennato, in base a che, avea ella abbandonato ogni studio siccome a lei improba quanto vana fatica; e questa estrema risultanza dello egoismo d'un sesso e dell'ignoranza dell'altro, diveniva alfine la pubblica opinione, assicurando al primo un tranquillo dominio.
Ma ecco ai nostri tempi sorgere col programma di tutte le possibili libertà anche alla donna un'êra novella, ed in mezzo ad assennate e serie riforme affacciarsi le umoristiche esorbitanze inseparabili da ogni epoca di transizione; e tornar in campo, sublime per idealismo siccome venerata per vetustà di concetto, la Repubblica platoniana. Ed ecco che, mentre l'orientalismo proclama la donna puro stromento di piacere, il cattolicismo la vuole serva rispettata, la cavalleria scopo delle imprese e premio dei tornei, la teologia, come il vasaio colla sua creta, ne fa vasi d'onore o d'obbrobrio[3], la poesia il bersaglio a tutte le sue esagerazioni, il nostro secolo un'addizione al sesso virile; che fa la donna? La donna, siccome un attore che si orna per la scena, deve chiedersi ogni giorno qual commedia si rappresenti e davanti a qual pubblico, per sapere qual più le s'addica di tutti i costumi di che si vorrebbe coperta. Nessuna lusinga per lei d'uscirne coll'unanime aggradimento. Condannata ad esser relativa ai tempi, ai costumi, ai luoghi, agli individui, curva sotto il ponderoso fardello dei pregiudizii sociali, portando sola, la pena della licenza e degli errori dell'altro sesso, è, e sarà, finché non si desti alla coscienza di sè, il paria fra gli esseri viventi.
Ma ecco il tempo di domandarci la ragione di sì svariati giudizii sulla donna, mentre i rapporti, che la accostano all'uomo, sono semplici, sono costanti. Il senno e la buona fede, che alcuni scrittori usarono scrivendo di lei, pare avrebbero dovuto condurli a conclusioni più assennate e meno ingenerose. Ciò accusa una viziatura di sistema forse più che non passione di dominio o gelosia di proprietà: ed il secolo, che aspira al conquisto d'ogni ragionevole libertà, non troverà esorbitante che la donna cerchi e studii il modo per dove iniziare la propria.
Secondo me, la ragione per cui le condizioni della donna non poterono fin qui migliorare si è perchè ella non fu fin qui considerata dagli uomini, nè si considera ella stessa, se non in base e dal punto di vista di costumi e di istituzioni ben lungi dall'essere logiche e filosofiche, i quali formano poi una viziata opinione, sotto la cui prepotenza la donna, non so se più infelice o demoralizzata, è ben d'uopo curvi la testa. Ogni autore le mena quindi addosso colpi da orbo, niuno toccando la vera piaga, niuno scoprendo l'origine vera del male, e niuno raggiungendo necessariamente di tanti scritti, ai quali fu ed è scopo ed argomento, un concreto miglioramento delle condizioni del suo sesso.
Ai tempi che volgono, parmi debbano alquanto modificarsi le esorbitanti opinioni, che in tutti i secoli e da tutti gli autori portaronsi sulla donna. Finchè questa, dalle masse e dagli individui, e dalle leggi e dalla teologia, era considerata siccome cosa di relativo valore, ed ella, oppressa, epperciò ignorante, accreditava colla passività del suo spirito siffatto giudizio, quelle opinioni, per quanto ingenerose, potevano tollerarsi, siccome un divoto uditorio, costretto al silenzio per riverenza del tempio, sente chiamarsi empio, peccatore e scellerato dal sacro oratore, senza punto protestare o scomporsi a tanta contumelia. Ma, la Dio grazie, ciò che esiste, alla perfine si fa sentire; e l'azione persistente del cristianesimo abborrente da ogni oppressione, e i poderosi conati della filosofia pella diffusione della sapienza, evocando alla coscienza di sè ogni essere intelligente, chiamarono la donna al sentimento dei proprii mezzi e dei proprii diritti; ed il pubblico criterio, compiendo ogni giorno una nuova evoluzione, ammette in oggi ciò che ieri niegava, e troverà domani logico ed equo, ciò che oggi gli apparve esorbitante. Tale è la legge fatale del progresso, legge che non mai tanto apparve come a dì nostri per la portentosa facilità delle comunicazioni, ed il generale sviluppo della vigente generazione sensibile, operosa e concitata.
Questo fatto luminoso e costante ci dà il diritto di sperare, che la legislazione, che ancora non s'è accordata colla coscienza universale e, rispettivamente alla donna, si risente ancora di quel selvaggio vae victis che insanguinava gli antichi codici, non tarderà a porsi meglio d'accordo collo spirito dei tempi e colle esigenze della giustizia.
Dietro questo fatto gigante ed innegabile, imbevuta dalle idee del mio tempo, io non posso venir d'accordo con madama Neker che, nel suo trattato d'Educazione, vuole la donna assolutamente passiva, e peggio con Gian Giacomo Rousseau, che la vuole affatto relativa; chè e l'uno e l'altro di questi sistemi esprimono implicitamente la formola, che esplicitamente proclamano i codici degli Stati Unionisti, che tuttora conservano la schiavitù, cioè «la legge si propone l'interesse del padrone, non tenendo conto alcuno del benessere dello schiavo.» Massima che ogni spirito filosofico ripugna, ogni coscienza rivolta ed a tempi illuminati più non si conviene. Che se egli è vero che «le leggi tolgono spesso la origine, e sempre la modalità e le pavenze dalla pubblica opinione, la quale anzi generalmente le pronostica: e che, per essere buone, debbono corrispondere al grado intellettivo e morale raggiunto da un popolo, e consonare col politico reggimento, ormeggiando il bene ed il male, le virtù ed i vizii, in una parola, i bisogni del popolo»[4] non tarderemo certo a conseguire una sensibilissima riforma e miglioramento nella nostra legislazione per quanto spetta la donna, che, schiava ancora in faccia a quella e colpita di nullità, è nella pubblica coscienza salita a somma importanza; importanza che non le è già dalla cavalleresca cortesia dell'uomo, nè dal suo passeggiero capriccio impartita, come in altri tempi, ma da lei conquistata col suo intellettuale sviluppo, col suo benefico intervento nelle cose sociali, coll'ardente ed attivo interesse alle patrie vicende, e poderosamente reclamata dalla voce della giustizia che va ogni dì sostituendosi su maggior terreno alla bruta forza.
Ora, tenuto calcolo di tutto ciò, l'autrice va seco stessa interrogandosi se in faccia alla maggior importanza della donna, ai nuovi destini che l'attendono, alla più lata istruzione che le si imparte, sia tuttora logica, possibile e conveniente l'educazione che i due sopracitati autori vorrebbero darle (e con essi dal più al meno tutti quelli che di lei scrissero e s'occuparono) educazione che, riassunta in poche parole, tende ad annichilarne la ragione, spogliarla d'ogni forza volitiva, deprimerne le più innocenti passioni, attutirne il sentimento colla sferza di mille doveri, che non son tali per lei che per l'altrui gusto ed interesse, incatenarne la intelligenza, circoscriverne e falsarne il criterio coll'autorità del pregiudizio, ristringerne nel più angusto spazio possibile ogni esterna manifestazione, ridurla in una parola al sicut cadaver, famoso trovato del Gesuitismo.
D'altronde l'opera della educazione per sè stessa faticosissima, improba e penosa diviene allo educatore ed allo educato, quand'ella si prefigga di lottare per così dire, corpo a corpo colla natura, combatterla palmo a palmo, volerla attiva là dov'è passiva, volerla ottusa là dov'è aperta, volerle innestare dei sentimenti impossibili sugli innati: tutto ciò, dico, è come volere che il quadrupede divenga volatile, che il rettile si faccia pesce! Quando l'impresa non fosse assurda ed impossibile, noi non ne avremmo che un mondo ibrido e mostruoso.