È cômpito della educazione lo incivilimento della specie e non la sua trasformazione come non è intenzione dell'orticulture metamorfosare, verbigrazia, la fragola nella lampuna, ma sì bene modificando nell'una e nell'altra la nativa asprezza ed angolosità, ingentilirne il sapore, svilupparne le forme, onde al palato ed alla vista più gradito sia il frutto ed ammirevole.

Laonde l'educazione, a conseguire il suo scopo, deve conoscere la natura affidatale, investigarne l'intimo valore, il modo d'esistenza e di manifestazione, studiare la natura degli esseri e delle cose che nell'attualità e nel futuro, hanno ed avranno con lei dei rapporti, e questa legge dei rapporti che è la sintesi del viver sociale, vuol'essere non tanto determinata da una serie di atti esterni più o meno convenienti a chi li produce, e gradevoli a chi li vede (il che ridurebbe la educazione a pulire e lisciare la superficie nostra onde non essere ad altrui inamabili, con immane fatica dello spirito che deve alla materia assiduamente imporre atti, dalli interni sensi discordanti, ed a penosa continua menzogna dannarla), ma questa legge, sulla quale s'incardina e s'imperna la scienza della vita, deve lo spirito dello educato informare così, che gli divenga come la pietra del paragone a trovare in ogni più intricato caso il miglior partito, a giudicar sanamente degli uomini e delle cose trovando le convenienze loro, a portare in ogni suo procedimento quella franca ed amabile lealtà che risulta dalla concordia dell'atto e della parola, di questa e di quella colla mente e col cuore.

Ora, se questi principii furono sempre più o meno applicati dall'educazione impartitosi all'uomo, non fu del pari trattata la donna, per la quale ogni rapporto sociale veniva caricato, o moderato, non secondo norma di ragione, ma di pregiudizio e negatole per soprappiù veniva ogni sentimento di sè, siccome relativa affatto ch'ella era ai criterii, ai gusti, alli interessi di chi le stava con qualche diritto d'attorno.

Ma in mezzo al secolo, che si è prefisso a generoso cômpito la caduta d'ogni despotismo e l'associazione di tutte le forze morali, materiali, intellettive alla costruzione del sociale edificio, mi è ben lecito ed anzi doveroso il pensare altrimenti, e l'invocare una seria modificazione di un sistema riconosciuto ingiusto, divenuto impossibile.

Fiduciosa nel sentimento di giustizia sì poderosamente sviluppatosi nel nostro secolo, profondamente credente nei destini dell'umanità, nella saviezza dei legislatori, nel progresso dello spirito umano, che niuna diga od argine riescì ad arrestare nel rapido e fatale suo corso, abbiano essi nome pregiudizio, interessi, od oscurantismo, noi aspettiamo nella perfetta calma della convinzione quell'avvenire, che non è lontano, nel quale le riforme invocate passeranno dallo stato di aspirazione nel dominio dei fatti. Frattanto nostro cômpito per ora si è, cercare per la donna un modo d'educazione che sia in miglior accordo col suo attuale sviluppo, che la ponga all'altezza dei suoi destini e della pubblica stima, che la provveda d'una miglior norma di criterio che quella non sia dell'opinione, che dandole la coscienza di sè e l'appreziazione de' suoi mezzi, la risollevi ai propri occhi e la spinga a cercar oltre le corporali attrattative la fama e la gloria, che ridonandola al sentimento del suo intrinseco valore, non la faccia eccedere nello accarezzare l'altrui gusto a spese della propria dignità e convenienza, che ponendo alla sua portata le arti ed il sapere, la tolga al vergognoso sciupinío che ora fa del suo tempo; che se questo sciopero è conseguente all'attuale sua educazione, come essendo di niun valore il tempo di chi nulla può produrre di serio, non lo sarebbe già quando convinta fosse d'aversi non diritto soltanto, ma eziandio dovere, di sviluppare ed applicare quelle facoltà che natura le impartiva, non a scialo di ricchezza produttiva, ma a fine provvidenziale diretta.

Ed in vero, a chi credesse tuttora, che la donna altro fine all'esistenza sua cercar non debba, oltre quella della femmina, la natura eloquentemente risponde mostrandogli in lei facoltà, che sotto ogni aspetto eccedono gli uffici materni, e che in lei sopravvivono all'età destinata a cotali uffici, e sempre più si dilatano e si fortificano, il che la prova vocata a progredire.

Che se talune educate al culto dell'opinione giusta od erronea ch'ella sia, si ritraggono dalle gravi occupazioni, per tema che le grazie vi facciano naufragio, o perchè tanto scredito si raccolse sulla coltura femminile, o per un falso giudizio invalso sulla pochezza della femminile capacità, ripeterò qui ciò che su tale argomento scrive La Bruyère ne' suoi Caratteri «Pour quoi, dice egli, s'en prendre aux hommes si les femmes ne sont pas savantes? par quelles lois, par quels edits, par quels rescrits leur a-t-on défendu d'ouvrir les yeux et de lire, et de retenir ce qu'elles ont lû et d'en rendre compte dans leurs conversations et dans leurs ouvrages? Ne se sont elles pas au contraire établies dans cet usage de ne rien savoir, ou par la faiblesse de leur compléxion, ou par le soin de leur beauté, ou par une certaine légèreté qui les empêche de suivre une longue étude, ou par les distractions que donnent les details d'un domestique, ou par un éloignement naturel des choses pénibles et sérieuses, ou par une curiosité toute differente de celle qui contente l'esprit, ou par un tout'autre goût que celui d'éxercer leur mémoire? Mais a quelque cause que les hommes puissent devoir cette ignorance des femmes, ils sont heureux, que les femmes qui les dominent d'ailleurs par tant d'entroits aient sur eux cet avantage de moins.»

Chi non vedesse qui, che tutte le cause alle quali La Bruyère suppone doversi l'ignoranza della donna e la sua frivolezza, a non altro attribuir si debbono che all'educazione che le si dà, ad un falso criterio che le si forma, legga quest'altre che le seguono, nelle quali l'Autore, dopo avere asserito non essere la Donna saccente che un oggetto curioso, ma affatto fuori d'uso, distinguendo dal pedantismo la vera sapienza soggiunge: «Si la science et la sagesse se trouvent unies en un même sujét, je ne m'informe plus du sexe, j'admire: et si vous me dites, qu'une femme sage ne songe guère à devenir savante, ou qu'une femme savante n'est guère sage, vous avez déjà oublié ce qui vous venez de lire, que les femmes ne sont détournées des sciences que par de certains défauts. Concluez donc vous même, que moins elles auraient de ces défauts, plus elles seraient sages, et qu'ainsi une femme sage n'en serait que plus propre à devenir savante, ou qu'une femme savante, n'étant telle, que parce qu'elle a réussi a vaincre beaucoup de défauts rien est que plus sage».


Ora, questi concetti nati sotto la penna d'un uomo che, avendo battuto inesorabilmente coll'arma severa ed acre del ridicolo i difetti femminili, non può certo sospettarsi di galanteria, ci dicono che la donna, che in diversi aspetti supera l'uomo, gli cede in questo, per mollezza di volontà, che per lo più non sa vincere, per una leggierezza di tendenze, che non sa domare, per una certa atonia dello spirito che la fa schifa d'ogni tensione. Ecco i capi d'accusa che La Bruyère porta contro la natura femminile; ma a torto io credo sulla sua natura, e piuttosto sul sistema d'educazione che le fu sempre applicato, per cui gli uomini che «sont heureux que les femmes qui les dominent par tant d'endroits aient sur eux cet avantage de moins,» cambieranno, lo spero, con rassegnazione, questa felicità, con quella d'aversi nella donna, anche dal lato dello spirito, un aiuto convenevole, come si esprime la Genesi, e che possa supplire ed aggiungere alle esterne attrattive colle imperiture doti dell'anima e dell'intelligenza.