E che piuttosto che alla femminile natura, a vizio d'educazione debba attribuirsi la poca tendenza della donna ai gravi studi ed alle utili occupazioni, appare evidente e dal precoce sviluppo delle fanciulle, e dalla vivacità e finezza del loro spirito, e dalla loro pronta percezione, e dalla attenzione che da loro prestasi all'insegnamento. Un fatto costante, generale, da potersi da chiunque constatare come noi ne fummo testimonii in diverse scuole elementari, è la molta maggior capacità che rilevasi nelle fanciulle a preferenza dei ragazzi, e il maggior amore allo studio accoppiato a maggior facilità d'apprendere coll'assoluta parità d'età e risultante sempre in qualunque numerica proporzione, sui fanciulli dell'altro sesso.

Questo fatto che ci viene ogni giorno confermato dalle testimonianze di diversi educatori, ci veniva eziandio constatato con qualche meraviglia da due ispettori generali degli studi dietro ispezione nei convitti degli adulti d'ambo i sessi. A chè dunque dovrebbe attribuirsi e che altro accagionare della atrofia di quelle felici facoltà dello spirito femminile, di quella improvisa paralisi della sua intelligenza, di quei puerili e frivoli gusti che lo guadagnano in quell'età appunto in cui dovrebbe spogliarli avendoli avuti, e come mai i piaceri dell'intelligenza gli divengono indifferenti allora appunto che il suo completo sviluppo, la maturità del criterio, la maggior estensione delle cognizioni, dovrebbero rendervelo più che mai suscettibile e desideroso? Chè altro, dico, dovrassi accagionarne se non è un viziato sistema di educazione, il quale, anzi che trar partito della fecondità del terreno, si affatica a soffocarvi in germi i semi, s'ammazza ad atrofizzarvi i naturali frutti per sopra innestarvi delle artificiali escrescenze?

Infatti, dopo avere eccitata la fanciulla allo studio ed incoraggiatevela con ogni fatta d'argomenti, dopo averle dimostrato l'utile sommo, la suprema necessità del sapere, dopo averle parlato di morale e di principii, nell'età in cui l'acerbità del criterio non è per anco in grado di tutto apprezzare il valore di cotali predicati, allorché poi i misteri della vita cominciano ad apparirle men tenebrosi, quando l'adulto senno si fa capace della logica di quelle dottrine, quando i sintomi forieri dello svegliarsi delle passioni vengono a darle la chiave di quegli arcani parlari ed ella ne intravvede l'applicazione, ecco cambiarlesi dinnanzi la scena. La sapienza, sente dirlesi, non è per la donna; oltreché le è perfettamente superflua, la rende inamabile, e la spoglia della semplicità che è il supremo de' suoi pregi; la morale, le si predica, certo è buona cosa, anzi necessaria, ma la donna ha la norma della sua morale nella pubblica opinione. I criterii assoluti non sono pel suo cervello, è troppo debole per affidarglisi, e dietro il giudizio altrui ella deve solo condursi; per cui eccone le conseguenze. Per la donna brillante la morale diventa la moda, per la divota il giudizio del confessore e d'ogni uomo che porti tonaca, per la buona moglie ogni fantasia del marito, per la fanciulla gli usi locali; e così facendo la donna, non fa che la logica applicazione delle apprese dottrine.

Non vi stupisca più il vederla sì spesso errare ne' suoi giudizii, non vi meravigli l'indefessa assiduità colla quale attende ai gravi studii della toilette, non vi sorprenda l'eccessiva sua tendenza

«D'investigar di ciaschedun le oscure

Galanti storiette e le avventure».

Il desiderio di sapere, la necessità di trovare ai suoi parlari un argomento, le ha fatto far questa cattiva scelta; non dite più che lo spirito femminile diffetta di solidità ed è insufficiente a massiccio ed esatto raziocinio. — La donna, così essendo, è perfettamente logica; e se alcunché mi meraviglia è ch'ella non sia assai peggiore, vedendola assai generalmente conservare, in mezzo a tanta viziatura di principii, l'intima bontà del cuore.

Forse da taluno si dirà, che l'opinione non deve assolutamente superarsi; chè indizio di sommo orgoglio o di perduta verecondia è lo anteporre il giudizio nostro individuale al collettivo criterio delle masse, e lo affrontar saldi ed imperterriti il biasimo di tutti; e fortificati dalla venerata autorità del filosofo ginevrino mi direte, che, vivendo sempre per la sociale organizzazione dipendente da altrui, ed essendo la riputazione il supremo bene della donna, e dipendendo questa sovente, più che dalla realtà delle cose, dalle apparenze loro, ne consegue che dessa, più che tutt'altri, debba dell'opinione esser timida e serva, ed essere, non già speciosamente, ma rigorosamente vero che, per la donna, felicità, importanza e valore dalla stima, che altrui ne fa, tutta dipende. — Grave è l'obbiezione, ma mi lusingo poter, così in base al fatto che al raziocinio, farvi equivalente risposta.

Importa assai notomizzare alquanto questa pubblica opinione, che s'impone con tanta forza, che non da altri che dal suo beneplacito cava la ragione dell'autorità sua; analizzare la natura di questo supremo arbitrato, che tanto gravita sugli atti umani, e per la donna poi è ragione di nullità e di sventure.

V'hanno opinioni generali a tutta l'umanità che tolgono l'origine, e la parvenza, dai bisogni, dalle tendenze, dai sentimenti innati all'umana natura; appartengono a questa categoria, a mo' d'esempio, tutte le religiose credenze scaturite dal sentimento della divinità, comune a tutti i popoli, a tutte le razze.