V'hanno opinioni speciali determinate da un dato concorso di circostanze, in un dato tempo, in una data località; e sotto queste opinioni fluttuanti, per così dire, e precarie soggiacquero delle nozioni scientifiche e filosofiche, che sono per noi e pel nostro tempo fuor d'ogni discusso. — Così la virtù ed il vizio, la pietà e la ferocia, la verità e lo errore si diedero lo scambio nelle opinioni degli uomini siffattamente, da stimarsi sommamente pii i sacrifici d'umane vittime, sommamente logici ed equi la servitù ed il dispotismo, virtuoso lo sterminio, vile il perdono, codarda la misericordia, nobile e gentil costume l'ozio e l'ignoranza, negromanzia e diabolico mistero la scienza, ignobile l'industria, il lavoro plebeo; e via scendendo fino a dì nostri, non è raro vedere nell'opinione dei più, darsi lo scambio l'ignoranza e l'ingenuità, lo spirito di rivolta colla giusta opposizione, la pusillanimità colla moderazione, il cicalío coll'eloquenza, gli esterni atti del culto colla pietà, la ostinazione colla fermezza, l'ingenita selvatichezza colla verecondia, la brutalità col valore, la depravazione dello spirito coll'emancipazione della mente, la corruzione dei costumi colla giovanil leggerezza, col rispetto l'adulazione, colla condiscendenza la servilità, il pregiudizio colla verità.

E questa erroneità di giudizii è un fatto così generale e costante, che non sarebbe soverchio il dire, che questa massa fluttante e discorde degli umani cervelli, in una cosa soltanto s'uniforma ed armonizza, nel colpire cioè assai di rado il vero aspetto e l'intimo valor d'una cosa. — E non è che dopo qualche secolo, dopo i combattuti conati di sublimi intelligenze, dopo sopite le lunghe e furiose fazioni che scindono l'umana società a proposito d'ogni discusso che riesce una verità a divenir testo all'opinione dei più, ad uniformare i giudizii delle masse.

A questi anarchici procedimenti del pensiero, che sono ineluttabili, primo perchè l'umana intelligenza percorrendo un cammino ascendentale deve necessariamente essere imperfetta e pregiudicata finché giunta non sia ad afferrare l'ultima parola di ciascun problema: secondo pel fatto dell'individualismo per cui v'ha chi precorre di molto tempo le masse, e chi con loro cammina e chi dopo tutti giunge a lento passo, come trascinato da forza maggiore e non però persuaso. — In seno poi a tutte le umane società, per quanto nei primordii fondamentali sopra un assoluto piede d'uguaglianza, riposa in germi qualche elemento, che ben presto emerge, si isola, si eleva e poi signoreggia con forze morali o materiali, ed impone e modifica i procedimenti dell'opinione. Ma chiarifichiamoci con dei fatti.

L'astuzia. — I Bramini, nell'India, col loro severo aspetto ed il mistero venerando di cui seppero circondarsi, riescirono a far occupare il secondo posto alla tribù dei guerrieri, alla cui testa era il Re.

Nel discorso di Cristo sul monte, in San Matteo, leggiamo la lunga serie d'ipocrisie, coll'aiuto delle quali i Farisei della Mosaica Sinagoga avevano riescito ad ottenere sul popolo un supremo arbitrato in ogni cosa, ed a farlo agire, pensare e giudicare dietro gli interessi loro.

L'esempio. — La manía teologica di Costantino il grande, divenne contagiosa alla corte, da questa si propagò alla nobiltà, dalla nobiltà alla borghesia, dalla borghesia all'esercito, dagli uomini s'appiccò alle donne, ed in men che nol dico, tutto l'impero fu maniaco, delirante, frenetico per la teologia, e dissensioni e controversie, ed immensi volumi, e guerre interminabili, e strazii quotidiani e discordie intestine ne scaturirono, ed empio ed eretico si considerava colui che di sì strano morbo non fosse infetto, e l'opinione esigeva imperativamente che si parteggiasse.[5]

Le passioni. — I costumi della Grecia antica, che imponevano alla donna onesta la reclusione del gineceo, diedero ragione alla somma importanza che acquistarono in quel paese le cortigiane, laonde l'arte le immortalò nelle opere sue, la poesia le cantò, i filosofi tennero presso di esse le loro scuole, e la pubblica opinione aveva levato dalle loro fronti il marchio della vergogna.[6]

La forza. — Roma imperiale, vedendo il nascente cristianesimo proscritto dagli editti imperatorii, e perseguito con tanta severità in tutte le provincie del vastissimo impero, vedendo i cristiani dati esca al fuoco, pasto alle fiere, bersaglio ai dardi degli arcieri affricani, finì col convincersi esser eglino gente infesta allo Stato ed all'umanità; e divenne universale l'opinione che essi fossero sola cagione delle calamità dello impero; onde fu necessario che la penna eloquente di Tertulliano s'incaricasse di ribadir quelle accuse ed assurde le dimostrasse.

Più tardi i tribunali della sacra inquisizione, che siedenti presso che tutte le città del mondo cristiano, investiti di una potenza esecutiva assoluta, spaventavano le genti col quotidiano spettacolo dei più feroci castighi aggiuntisi al terrore di mali futuri ed eterni, di leggieri persuasero ai popoli cristiani dell'Evo Medio, che anche la più giusta e moderata ed urgente riforma invocata da pii ed onesti personaggi fosse esecranda eresia, onde videsi sovente, deplorevole spettacolo, il popolo stesso imprecare più volte a quelle vittime e recar sollecito l'esca ai loro roghi.

Gl'interessi. — Talleyrand, conversando con Napoleone il grande della scienza mesmerica, che allora cominciava a convergere a sè l'attenzione dei dotti e dei curiosi, ed interrogatolo se fosse o meno d'avviso di incoraggiarla, ne ottenne questa risposta: «No, non facciamo del Mesmerismo una scienza legale; a noi giova ch'ella resti dubbia, combattuta, ed anche ridicola. Pensate chè diverrebbe la politica dei gabinetti.»