L'ignoranza. — Sono così molteplici, ed incontransi a tante migliaia nella storia, le erronee opinioni accreditate, e tenacemente custodite per fatto d'ignoranza, che sarebbe più presto detto che tutta la storia dell'umana intelligenza è la prova di questo fatto.
Socrate, dannato alla cicuta siccome empio per l'unità divina; Galilei, tradotto davanti al Santo Ufficio per avere sostituito il giro della terra a quello del sole; Sarpi, processato egli pure siccome eretico per la forma speciale delle sue pianelle; Andrea Vesale, condannato siccome negromante per le sue prime sezioni anatomiche; la chimica creduta per lungo tempo arte magica e diabolica; la epilepsia creduta possessione ed invasione demoniaca, la lebbra considerata siccome castigo divino dagli Orientali; i pregiudizii del popolo dei nostri giorni che, associando il sopranaturalismo ai fenomeni i più semplici e naturali, fa perfin talora della morte ch'è pure un fatto cotidiano e costante[7] un castigo di Dio; tutti questi erronei criterii come potrebbero altrimenti chiamarsi se non le naturali espressioni dell'ignoranza?
Roma chiudeva, (pel supplizio d'una Vestale), tre giorni il foro, il Senato, i pubblici mercati, sospendeva i giuochi, la guerra, tutti i pubblici interessi ed i privati, ed offriva notte e giorno vittime espiatorie, persuasa che la battaglia sarebbe perduta, i giuochi sgraziati, gl'interessi ruinati se prima non avesse placati gli Dei.
Avendo in Roma una donna difesa nel foro la propria causa, il Senato inviò a Delfo a consultare l'Oracolo per sentire quale sventura soprastasse alla città ed alla nazione per siffatta enormità.
Sendosi abolito in Francia, per decreto di Sinodi provinciali, i banchetti nelle chiese che si facevano in dati giorni dell'anno, la cui sconvenienza andava al punto da ingombrare con piatti e bottiglie perfin l'altare sul quale il sacerdote celebrava, mentre e popolo e clero bivaccava, si inebbriava e schiamazzava insieme, il popolo non mancò di gridare all'empietà e s'accorava seriamente che si volesse distruggere la religione[8].
Se all'ignoranza delle verità morali e speculative avvien che s'aggiunga la ignoranza della storia e degli usi e costumi di tutti i popoli (che maggior estensione suol dare alle idee, e maggior quantità di dati presenta all'esattezza del giudizio come per lo più nelle masse), allora l'opinione pubblica diviene non già organo d'intelligenza, ma misura d'ignoranza.
Basta la più leggiera tinta di storia per provarci quanto siano fluttuanti e precarie le opinioni, che non si fondano sui semplici e sovrani emanati della ragione; e siccome di assai poche verità assiomatiche trovasi l'uomo in possesso, così veggiamo lo spirito d'un secolo e d'una generazione differire enormemente dalle antecedenti e dalle susseguenti, addottarsi e ripudiarsi i sistemi, modificarsi assiduamente usi, costumi, ed istituzioni ormeggiando lente, ma indefesse il progressivo sviluppo dei popoli, il quale, attraverso a queste molteplici e svariate gradazioni morali, per legge fatale di natura e di provvidenza, sempre sale verso il meglio.
Da tutto il fin qui detto emerge, che questo formidabile fantasma della opinione vuol essere guardato in faccia senza timore, e ben disquisito vuol essere, ed analizzato prima di accettarlo ed inchinarcegli siccome a supremo arbitrato. Esaminiamo se le forme solenni, che assume, siano per avventura il puntello di interessi parziali, la tonaca lunga ed affibbiata dell'ipocrisia, la legge caduca della forza, od il semplicissimo così facea mio padre, tanto potente sulle masse incolte che un bello spirito non chiamava senza ragione animal d'abitudine. Ben sovente ci accadrà di trovarci di fronte ad un colosso dal piè d'argilla; e le mie parole vi si appaleseranno ben vere, se riflettiate un istante ad un fatto gigante, che veggiamo svolgersi sotto late dimensioni nella nostra Italia in un solo quinquennio di libera vita.
Chi non è colpito dalle modificazioni di idee, di opinioni, e perfin di credenze che vanno ogni dì operandosi nelle menti? Chi non meraviglia pensando che la Italiana Unità, che predicata da pochi Apostoli nel 1821, e creduta fino al 1859 una solenne utopia, in quell'anno stesso diveniva il nazionale programma e la coscienza universale?
Io distinguevo testè le opinioni fluttuanti e precarie, che trovano per pochi momenti la loro ragion d'essere negli interessi, nella ignoranza e nelle passioni, dai supremi e semplici emanati della ragione morale, epperò la sana educazione, che ci aggioga agli impermutabili precetti di quella autorità, può e deve farci timidi e riverenti del giudizio e delle opinioni altrui, quando quelle vengano manifestate da individui, la cui nota virtù ed intelligenza possono e debbono, con ogni logica, farceli autorevoli; attesochè alla saviezza dei criterii concorra in essi la calma delle passioni e la lucidezza della mente.