Epperò informata alle imprescrittibili leggi della morale, non d'altri schiava che del principio che a guida togliesti del tuo operare, coll'occhio fiso al nobile fine che programma facesti della tua vita, l'occhio e l'orecchio chiudi alle migliaia che tutti importisi vorrebbero a legislatori e tiranni, e fa

«Come il Villan che posto in mezzo

«Al rumor delle stridule cicale

«Senza curare il rauco strido loro

«Segue tranquillamente il suo lavoro».

LA DONNA E LA RELIGIONE

Regi, monarchi, potentati, sacre maestà, vi ho nominate con tutti i vostri nomi? grandi della terra, altissimi, potentissimi e forse ben presto anche Onnipotenti Signori, noi, uomini, abbisogniamo, per le nostre messi, d'un po' di pioggia, di qualche cosa meno anche, d'un po' di rugiada. Fate della rugiada, mandateci sulla terra una goccia d'acqua!

Una sola cosa, Lucillo, mi fa pena. Questi grandi corpi sono così costanti ed esatti nel loro cammino e nei loro rapporti, compiono con ordine così invariabile le loro evoluzioni, che un piccolo animale, rilegato in un angolo di questo immenso spazio che si chiama mondo, avendoli osservati, s'è fatto un sistema infallibile di predire a qual punto del loro corso tutti questi astri si troveranno da oggi a due a quattro a ventimila anni. Ecco il mio scrupolo, Lucillo; s'egli è per caso, ch'essi osservano leggi così invariabili, che cos'è l'ordine, che cos'è la regola?

La Bruyère.

Dilicatissimo e difficoltoso argomento è questo che imprendo a trattare, e tanto più oggidì in cui, questioni vitali si agitano nel paese in cui io scrivo, questioni di vita e di morte per tutta una casta, che il proprio parziale carattere ne ritrae, questione interessantissima ad ogni regione del globo, ad ogni popolo, ad ogni intelletto che si travagli nelle filosofiche disquisizioni, ad ogni cuore che palpiti nella incertezza degli umani destini oltre la tomba.