Le sue dottrine produssero gran sensazione in Oriente, e furono nell'India argomento di gravi dissensioni; e malgrado le persecuzioni, alle quali furono bersaglio allorché i Greci vi penetrarono col Magno Alessandro, vi si tenevano salde, specialmente nel nord-ovest del paese.

Certo le dottrine Buddistiche erano un gran passo in quei tempi oltre misura materializzati e corrotti, ed ebbero appunto in quelle condizioni la loro ragion d'essere; ma venne il Cristo ad aprire all'umanità una nuova fase, ed allora principiarono ad essere spostate e retrive.

Chiamati gli uomini ad amarsi ed a soccorrersi, iniziata la dottrina della giustizia e del perdono, costituita l'umanità in una repubblica di fratelli che altro dottore, altro maestro, altro signore non riconosce che la verità predicata dal Cristo colla luce della ragione, colla mite ma vittoriosa forza della persuasione; eguagliati i doveri ed i diritti, chiamati tutti al lavoro ed alla cooperazione al comun bene, proclamato ogni uomo al suo simile solidale col precetto dell'amore e della diffusione; chiamato l'amico a dar per l'amico la vita, ed a beneficare al nemico; udita, ammirata ed accolta questa dottrina dal mondo, tenuta salda contro le lotte, uscita vittoriosa da secolari battaglie, la vecchia dottrina dell'isolamento, e della distruzione dell'uomo, non aveva più ragion d'essere ed era condannata a perire. Dopo aver demolito era ben d'uopo riedificare.

Il risorgimento, la vita, la libertà, lo sviluppo di tutte le forze morali, i collettivi conati delle masse verso il bene comune, ecco il programma del Cristo, ed ecco la fase che ora percorre l'umanità.

L'amore universale, precetto unico e nuovo, nel quale quella dottrina si compendia, importa a natural conseguenza il compatimento, la tolleranza, la vicendevole riverenza, e pone al bando dell'umanità ogni dispotismo di fatto e di sistema, ogni autorità che si erge al dissopra della forza delle cose, dell'unanime consenso, del generale interesse.

Ora la cattolica ascetica, che tante forze isola e paralizza, che tante intelligenze riduce a schiavitù, che tanti fervori raffredda, che tanti nobili slanci raffrena, che tanti generosi entusiasmi riveste delle grette forme del partito, che tante esistenze si tiene eternamente oscillanti e dubitative sul grave problema d'un moto primo, d'un estemporaneo escogitato, orbo di conseguenza perchè intimo, di un motto oziosamente ed innavvertemente sfuggito, d'uno svagamento intempestivo anche, ma tutto proprio della mobilità dell'organo pensante, tutto questo sistema non vi par egli, ditelo voi, roba da bambini e compassionevole miseria?

L'analisi sistemata è studio pericoloso se da grandi e leali intelligenze non venga esercitato. La massa delle mediocrità, impotente già per sè stessa ad accogliere in uno sguardo tutti i lati d'un concetto, se per sovrappiù venga sistematicamente applicata ad un dettaglio, non ne diverrà che sempre più gretta e microscopica. Gl'interessi poi studiano il sofisma, le passioni cercano il cavillo, il dispotismo s'allieta dello scisma, e lo spirito debole, tratto in tortuoso e smarrito sentiero, sente più che mai il bisogno d'una guida, alla quale è costretto affidarsi ad occhi bendati, sia che al bene lo conduca ed al meglio, o sia che al peggio lo trascini, e nel suo proprio male lo immerga.

Noi perciò vorressimo che la donna specialmente, che tanto è a religione inchinevole, e che al sentimento di essa sinceramente e sublimemente sposata può tanto bene produrre, la mente informata ai lucidi precetti di quella, meno gretta ed analitica fosse nella manifestazione di quel sentimento, meno oscillante, meno dubitativa nel giudizio del bene e del male, del convenevole e dello sconvenevole; vorremmo che dai chiari precetti della verità derivasse dei criterii sicuri a giudicare più sanamente di sè, d'altrui e delle cose tutte; vorremmo abborrisse da certi facili scandali, figli d'ignoranza e di pregiudizio, da certe intolleranze che, violenti e feroci, vertono sopra opinioni e riti, dottrine e cerimonie che finalmente non sono che svariati modi di esprimere un unico ed universal sentimento.

Deplorevole cosa egli è questa, che cioè l'intolleranza più feroce, più esclusiva si mostri presso chi di molta pietà fa special professione; e non s'avveggono, codesti, che per essa più danneggiano la causa che intendono servire. E ben se lo sapeva il Cristo quando, reduci i suoi discepoli da Samaria e pregandolo dessi che implorasse fuoco dal cielo su quelle genti, che la predicazione loro aveano spregiato, rispose loro: davvero; io non so da quale spirito siate condotti.

Le religiose intolleranze in ogni tempo, in ogni popolo generarono i danni più atroci, le guerre più sterminatrici, le passioni più violenti che abbiano mai inferocito l'anima umana. Testimonii le babiloniche barbarie contro gli Ebrei, gli sterminii di questi sopra i vicini popoli incirconcisi, le secolari persecuzioni del gentilesimo sul cristianesimo nell'Europa e nell'Asia, i sanguinosi scismi d'Oriente, la cattolica inquisizione dell'Evo Medio, le guerre di Maometto, le lotte dei Mori e della Spagna, le crudeltà che accompagnarono e compirono lo scisma Anglicano, le stragi degli Ugonotti e di Zuinglio, l'ostracismo dalla civil società degli Ebrei tuttora vigente in molti Stati della civilissima Europa.