Mentre la donna ogni studio rivolge a dominare ogni più onesto impulso di natura riguardando le passioni siccome nemici, anziché siccome costituenti la potenza dell'essere morale; mentre s'affanna a comprimere la innata sensibilità per sostituirvi quel glaciale indifferentismo gesuitico che vince in ispudore le ciniche utopie; mentre gl'interessi della patria, i reclami della civiltà, l'amore del consorte, e la tenerezza dei figli pospone con eroica abnegazione che il cuore le insanguina e l'anima le strazia e tutto sacrifica ed immola sull'ara di quella spietata divinità, che s'imbriaca di sangue e delle carni abbrustolite degli uomini fa al sozzo ventre delizioso orrendo pasto; la donna al certo, nella cecità della sua mente, nello entusiasmo della sua fede, crede che Dio esiga da lei tuttociò; pensando forse aver egli tutte cose create e ab eterno assoggettate con leggi fatali ad un ordine prestabilito per poi darsi il crudo e scipito piacere di obbligarle tutte a camminare a ritroso di quello impulso ch'egli stesso loro imprimeva. Ed ecco perciò miserevole e frequente spettacolo vedere la donna vittima di quell'infernale sistema ed insieme suo appoggio ed istrumento, consigliare e procurare nella prole la stessa sua cecità, distogliere il consorte, e il fratello, e l'amante dalla lotta generosa contro un principio, che il solo trasnaturamento della ragione e del sentimento le fanno riguardar siccome santo, e che tanto più deve incitare alla vendetta ogni spirito generoso, in quanto che vile lavora nelle tenebre d'un morale segreto, forte del sonno dello intelletto, che sopraffà, e del morale sentimento che narcotizza, simile a Dalila, che sorrider dovea seco stessa satanicamente ad ogni ciocca di capelli, che le vili forbici sottraevano alla testa di Sansone dormente.
La donna così evirata di mente, dimentica tutta l'umanità per non vedere che sè e Dio; il Dio del dispotismo, il Dio, che canna labile dal capriccio d'ogni zeffiro agitata, appoggiando per sistema e per natura ogni autorità costituita, china il supremo suo scettro a salutare ogni sole che nasce, postergandosi continuamente il dì che tramonta; il Dio che impotente davanti allo avvicendarsi delle sconfitte e dei trionfi dei popoli e dei sistemi, viene ad arcano parlamento con tutte le sovranità che si contrastano il bel paese, oggi Franca, ieri Teutona, ed Ispana domani, e poi successivamente Greca, Turca e Cosacca, e dei suoi lumi divini li irradia, siccome le serve faci sfilano sui profanati lari le vinte popolazioni; il Dio che spolvera i fulmini del Vaticano e controfirma le sentenze di morte ai sovrani per la grazia di Dio; il Dio che scerne i Paria dalle nobili caste; sdegna gli Iloti e predilige i forti e li avventurati; il Dio che dei mali dell'uomo s'allieta, e suprema virtù ne esige di una inerte rassegnazione, nè la lotta generosa gli permette contro un male che può vincersi.
Questi è il Dio formidabile e capriccioso che gli uomini hanno escogitato tutto simile a loro: troppo simile, perchè una ragione vergine da errori preconcetti possa accettarlo seriamente.
Meno l'uomo è civilizzato e più il terrore agisce sulle sue fibre, e più presta egli spontaneo e profondo il suo culto alla forza, si manifesti pur essa colle forme dell'arbitrio, dell'ingiustizia e della crudeltà. Forzato egli dalla ragione ad attribuire a Dio una potenza assoluta, giudicandolo da sè non credette potesse Egli non abusarne, donde filtrò nell'anima sua lo indicibile terrore di trovarsi inerme nelle mani di un Onnipotente, giuoco de' suoi capricci da niuna legge determinati.
Servi d'un Dio crudele e terribile, gli uomini si fanno a loro volta feroci e sanguinarii. A placare la sdegnata deità Omerica, ecco sotto la scure la vergine Polissena; le torve divinità di Cartagine trovano voluttuoso orrendo pasto nelle morbide carni degli arsi bambini; l'ebreo popolo a niuno perdona per onorar Dio, che punisce fin la pietà; il religioso terrorismo dell'Evo Medio accende i roghi in tutta la cristianità, il moderno consacra l'oppressione e vieta agli uomini di togliersi ai mali che li premono.
Questo funesto errore contaminò tutti i popoli e tutte le religioni, talché non puossi meglio questo culto che quello accagionarne; tutti ne furono infetti, perchè nel tristo animo umano si giace ingenito il selvatico istinto della tirannia.
Gli è perciò che, coll'animo perfettamente sgombro da passioni e da ire contro caste, o sette, o sistemi, ferma sempre ai principii, parlando alla donna d'ogni culto le dico; alza, se ti è possibile, la tua ragione verso Dio, e non voler chinare Iddio fino a te; sforzati di ormeggiare la sua bontà, e non trascinare lui ad appoggiar le tue ire od i tuoi amori; ricordati ch'Egli, padre di tutti i viventi, se può scegliere fra il giusto e lo ingiusto, non ha che una misura ed un peso pel grande e pel piccolo — Tutto quaggiù è mutabile per lo impulso, che Dio stesso imprimeva alla umana ragione. Chiamandola a progredire, egli le comandava il moto e le rivoluzioni; cammini l'uomo al meglio, e non tema; Dio è con lui, e le leggi scritte dal suo dito sono fatali.
Cadono e sorgono popoli ed imperi, fra loro contrastano i principi e le genti, leggi e sistemi veggono la luce a tempo loro, regnano e muoiono; grandi unità, unità colossali attraversano qua e colà l'orizzonte della storia, segnandovi come luminose meteore una striscia di luce, e frattanto Iddio vede dall'alto svolgersi il dramma umano, conta i dolori e le gioie, compatisce agli errori, ed il suo sole sui buoni fa risplendere e sui malvagi, la terra tutta del suo fervido raggio rallegra, e tutti i viventi paternamente riscalda.
Imitiamolo, anziché imporre leggi alla sua giustizia, segnar confini alla sua bontà e farci appo i nostri simili feroci zelatori di interessi che gli supponiamo, od interpreti di passioni che son tutte nostre.
L'amore unisce ed armonizza, il terrore divide ed uccide; la bontà compra, seduce, trascina; lo esclusivismo discosta, irrita, reagisce; la religione può far gli uomini nemici e può farli fratelli; tocca alla nostra ragione ed al nostro cuore giudicare quale Iddio voglia di questi due risultati, e quale dei due l'umanità conduca al benessere ed alla perfettibilità.