LA DONNA E LA FAMIGLIA
Sendo questa mia fatica diretta all'utile insegnamento della femminil gioventù, non sarà affatto inutile, cred'io, uno sguardo retrospettivo onde disquisire, donde ci venga la famiglia, che cosa sia, in qual modo s'è formata, qual parte vi tocchi alla donna di diritti e di doveri, poiché la famiglia, siccome tutte l'altre istituzioni, si modificò, seguendo le fasi descritte dalla civiltà e dall'intelligenza umana. Laonde sarete già convinte, lettrici mie gentili, ch'io non intendo farvi una poetica apologia della famiglia, ma una semplice argomentazione sui rapporti ch'ella crea, seguendo l'ordine naturale delle cose, nel quale il sentimento scaturisce dal vedere e dal comprendere. E un tal sistema sembrami tanto più utile in quanto che tutti coloro, che della donna scrissero, tutti ripeterono in coro e fino alla nausea, che la donna sente più che non pensi, asserzione che, per vero dire, mi è sempre sembrata un terribile assurdo, non potendosi in buona logica nè amare, nè temere, nè riverire, nè odiare cosa, della quale non si apprezzino i pregi, o non si vedano i pericoli, non si riconosca la superiorità, o non si stimino i difetti; per cui il sentire è per lo appunto l'effetto necessario del vedere e del comprendere.
Oltre allo avere influito sulla famiglia il carattere dei tempi e delle nazioni, si occuparono di lei, e ne moderarono lo sorti, le leggi e la teologia, la timidezza ed i pregiudizii nella donna, il troppo facile abuso della forza e l'arbitrio nell'uomo, la barbarie, gl'interessi e le passioni. Grazie alla filosofia, la mente, nella sua piena emancipazione, può oggi collocarsi ad un alto punto di veduta e portar libero ed imparziale giudizio sul lavoro di tanti secoli.
È passato il tempo nel quale non la ragione, ma un'autorità qualunque diceva all'uomo, maschio o femmina, giovine o vecchio, principe o plebeo, è così perchè te lo dico io; e, dacché io te lo dico, non è, e non può essere altrimenti. La Verità predicata oggidì, sotto forma d'oracolo fa poca breccia; ed anzichè muoverne querela cogli uomini; coi tempi e coi costumi, come avviene a certi spiriti, non puri per avventura da segrete movenze d'interessi (i quali vorrebbero fosse l'umano spirito di più facile accontentatura) parmi meglio d'assai congratularsene coll'umanità negli interessi della Verità, che non mai tanto fulgida emerge quanto dalla libera discussione, non altrimenti che dallo atrito si sviluppa fosforica la scintilla.
Divise sono le opinioni, se la famiglia dalla natura ci venga e sia originaria creazione di Dio, o se siasi svolta dalle umane istituzioni. I primi uomini doveano propagarsi per tutta la faccia della terra, epperò doveano scindersi continuamente le famiglie; laonde non altre donne s'aveano che le prime che incontravano, costume, che oggidì conservasi ancora presso diverse selvaggie tribù; e questo fatto appoggia la seconda di quelle opinioni.
Comunque sia la origine di questo fatto, che ha ora innegabilmente ricevuto la sanzione dei secoli, certo è ch'egli presenta alla filosofia ed alla legislazione un quesito di grave importanza, sendo essa la culla delle umane generazioni, il teatro delle prime impressioni, la scuola ove ogni uomo s'inizia ai misteri della vita. La famiglia è la umana società, ridotta ai minimi termini, è la formola che la rappresenta completamente in tutti i suoi elementi. Non è che sotto questa formola che voi potete definire la famiglia di tutti i luoghi e di tutti i tempi.
La questione più importante, il problema morale e sociale, è che cosa debba essere la famiglia, ed allora scaturiranno, come da ricca sorgente, diritti e doveri, affetti ed aspirazioni, gioie e sacrificii, ed apparirà colla sua serena e simpatica aureola quel quadro, innanzi al quale niun cuore indifferente, niun ciglio imperterrito, niuna mente arida d'idee, niuna memoria orba di soavissime reminiscenze.
Ma sgraziatamente ovunque si porti lo sguardo, o sulla famiglia dei tempi andati o su quella dei presenti, ci è d'uopo confessare, che quelle gioie, quegli affetti non sono che accidentali, e ben sovente la famiglia in luogo d'essere il santuario degli affetti, è una cerchia di ferro nella quale si combatte la lotta dell'oppresso e dell'opressore; ove si svolge il tristissimo dramma della debolezza e dell'arbitrio, dello slancio e della compressione, del sentimento e della indifferenza. Ridotta a tale, la famiglia non è più che un'ironica ipocrisia.
L'umanità non ha per anco generalmente ben compreso l'immenso vantaggio che le deriverebbe dal ricostituire la famiglia, che neppur oggi si può veramente dire tale, non essendo per anco affermate tutte le personalità che la compongono, e non potendo queste svilupparsi colla autonomia che natura loro concedeva, dovendo esse tutte pendere dall'arbitrio di un solo.
Famiglia vera non può essere quella, nella quale havvi servo e padrone, tirannia e schiavitù. Non sono questi i rapporti di famiglia! Essi non sono finora riconosciuti ed applicati in niuna parte del mondo, ed anche nelle più colte e gentili regioni della civilissima Europa, certo non potrà dirsi abbia dessa raggiunto il suo ideale. Fino a quando i diritti ed i doveri saranno dai codici distribuiti con più o meno esorbitanti sproporzioni, fino a quando durerà nella famiglia la forma monarchica, essa altro non sarà che una pura e semplice frazione della società, nella quale il sentimento non è che accidentale, ed assai compromesso da un dispotismo senza controllo, e da una dipendenza scoraggiata dal non sentirsi tutelata.