Ma se queste viziature della tenerezza materna sono per avventura scusabili nella tenerissima età della prole, nella quale l'affetto che le si porta conserva un talchè di così vivace e quasi direi sensuale, e la piccolezza e la delicatezza del bambino ci ammorbidisce il cuore così da renderci penosissimo il difendercene; non è egualmente perdonabile che duri, quando uscito dalla puerizia l'uomo si avvia alla vita morale, per la quale può rendersi funesto nello ingigantire, il menomo diffetto.
Perlochè di mano in mano che la prole va uscendo dall'infanzia il cieco e sensuale istinto materno deve dar luogo ad un intenso morale sentimento, e dappoichè il suo corpo è rinfrancato e la esistenza sua garantita dal vigor delle membra, deve volgersi ad informarne la mente ed il cuore con ogni sua potenza, e sollecitamente. Sì, la madre dell'uomo deve far molto di più di ciò che fanno le madri nelle altre specie animali onde soddisfare alla missione impostale. Dotata di intelligenza vivace e di squisito sentire, fornita di un prontissimo intuito ad afferrare i rapporti delle cose; conoscendo sola il tronco linguaggio dell'infanzia e potendo sola farsene comprendere, in forza di una misteriosa corrente vitale che continuamente circola fra lei ed il frutto delle sue viscere; che tanto tempo vive della sua vita, s'apprende de' suoi timori, delle sue gioie esulta, e succhia dal suo stillato il modificato della sua vita; conoscendo sola le mille circostanze che possono avere in lui determinato un dato temperamento donde date tendenze; avendo essa più ch'altri mai vivissimo interesse che la fattura sua volga al bene ed al meglio; avendo ella prima ch'ogni altro diritto d'innorgoglire de' suoi successi e di desolarsi d'ogni suo errore, come mai potrebbe dessa e da chi, farsi con frutto surrogare?
Laonde importa ch'ella vigili attentamente i forieri sintomi delle passioni onde volgerle al bene, siccome i primi bagliori dell'intelligenza ad avviarlo ai primi criterii.
Le membra del bambino, le diverse parti del suo corpo, oggetti ch'egli pei primi avverte e dei quali si occupa sendogli i più vicini, siano le prime nozioni che dalla madre riceva, coi vocaboli che li determinano, e le rispettive loro funzioni.
Da questi, seguendo l'uso naturale delle cose, si volga agli oggetti tutti che gli vengono di mano in mano a portata coll'ordine stesso della natura senza nulla forzare, nulla violentare. L'uomo è così fatto che fin da quando coi primi vagiti chiede l'alimento del seno, soddisfatto appena questo imperativo bisogno immediatamente si volge a studiare il mondo che lo circonda; e cominciando dallo spiegarsi dinnanzi le sue dita, sorride ai loro movimenti e si addestra a muoverli e ad usarle. Indi si volge agli oggetti che si ha a portata, li palpa, li agita, ma non avendo le sue manine ancora nozioni alcuna delle diverse sensazioni tattili a determinarsi la natura loro, e non avendosi che il palato che pel fatto della nutrizione ha già acquistato nozione della propria funzione, mette ogni cosa a contatto di quello per respingerlo quindi se il palato non lo approva, o tenerselo caro se avvien che lo gusti. La luce è pur essa continua attrattativa al bambino sendo che è fenomeno che colpisce la sua tenera retina tutta nuova a cotal sensazione, talchè veggiamo nei bambini prodursi sovente lo strabismo per la loro insistenza e guardarla in onta alla difficoltà che a ciò fare risentano dalla situazione laterale in cui è posta da madri o nutrici poco accorte.
Famigliarizzato colla vista degli oggetti che lo circondano, il bambino non si chiama soddisfatto; di raro anzi avverrà che si possa due volte cessarlo dal pianto col medesimo oggetto. La sua insaziabile curiosità cerca sempre il nuovo, e co' suoi movimenti, e co' suoi ripetuti sguardi, e colla velleità frequenti del pianto, e colla irrequietezza che lo tormentano, accenna continuamente ad un nuovo pascolo di cui i suoi occhi ed il suo spirito hanno bisogno.
Egli vuol provare una dopo l'altra tutte le sensazioni, e dopo aver esaminato l'oggetto ed accontentata la facoltà visiva, lo batte ripetutamente sul suolo o contro un corpo duro, ed attento gusta del suono e se ne diletta e compiace, indi lo scompiscia fra le mani, lo applica al palato, se lo pone sotto i piedi, e lo studia insomma, lo investiga, lo esperimenta con tutti i mezzi che sono da lui conosciuti, con tutti gli strumenti che nei sensi gli ha natura forniti.
Ed ecco i procedimenti delle natura. Partire dal noto per disquisire l'ignoto, dalla parte per arrivare al tutto, dal visibile per dedurne lo invisibile, dal concreto per derivarne lo astratto, dalla analisi onde fare con perfetta coscienza la sintesi.
Tutte le astrazioni che vediamo al bambino insegnarsi nei nostri imperfettissimi sistemi d'istruzione non sono che un magazzino di vocaboli orbi per lui di relativa idea, che la sua memoria è forzata d'accatastare, e ritenere, e che ad onta d'ogni sforzo s'affretta di sgombrarne, per lasciare il posto di naturale diritto alle idee che vi entrano pel tramite possente delle sensazioni. Le porte dello spirito sono i sensi, tutto ciò che vi entra d'altra parte arrischia forte di non farvi lunga dimora.
Non è egli deplorevole che un fanciullo italiano conosca tutte le diramazioni del Rio della Plata, e tutte le campagne da lui irrigate, ne conosca tutti i tortuosi giri e dove è confluente, e dove mette foce, eppoi ignori, quali acque bagnino la sua città natale?