Allora sarà la famiglia, quando ogni individuo di essa svolgerà nel suo interno, siccome pianta nel proprio clima la propria vita morale, il proprio individualismo trovandosi di fronte a modificarne gli svolgimenti, non il diritto, non l'interesse, non la volontà d'un monarca, ma la ragione sola e l'affetto.

Allora sarà la famiglia, quando l'uomo e la donna amendue forti della coscienza di sè, dei destini dell'umanità e dei doveri dell'individuo, ambi concorreranno colla più lata applicazione delle loro facoltà all'educazione dei loro nati, rispettando in essi la vegnente generazione, ed ogni via procurando ad ottenerne il più pronto morale sviluppo.

Allora sarà la famiglia, quando, sparite dall'un canto le intolleranti insubbordinazioni, dall'altro le sistemate compressioni, non sia il giovine elemento in perpetua lotta col vecchio insofferente di consiglio e di freno, e quello a sua volta tenacemente despota e tiranno, immemore del tempo in cui lo tormentavano la stessa foga e le passioni istesse; talché veggonsi non di rado famiglie, che altro non sono, siccome dicevamo dapprincipio, che semplici frazioni del corpo sociale, presentare nelle loro viscere le crisi che sotto le monarchie presentano le nazioni, che, dopo secoli d'intestino travaglio, si distruggono e si esauriscono finalmente in una funesta anarchia.

Ma dicevamo fin dal principio di questo lavoro, e lo prova tutta la storia, che essendo le leggi le necessarie scaturigini di prepotenti bisogni, e camminando desse sull'orme segnate dallo sviluppo dei popoli, è d'uopo questo si pronunci arditamente ed efficacemente. Ora a voi tocca, giovani lettrici mie, a persuadervi di cotal vostro interesse non solo, ma dovere. Quand'anche voi che mi leggete, per circostanze che non son troppo comuni, vi trovaste avviluppate in un'atmosfera d'affetti e di gioie che la vita vi tesse di rose e di perle; avete pur sempre dei doveri a compiere, dei doveri sociali, dei doveri da cui non può dispensarvi la condizione nella quale vi trovate, qualunque ella sia. Giovani, vi corre dovere di educarvi; spose, dovete amare; madri, vi dovete alla prole; cittadine, vi dovete alla patria; individuo, vi dovete alla società; creature, vi dovete alla religione; intelligenti, vi dovete al sapere; sensibili, vi dovete al bene, sotto qualunque forma vi si presenti. A voi tocca provare che si è in voi ridesta la coscienza del diritto, mostrando la piena coscienza del dovere, e che l'affermazione di quello meritate coll'adempimento di questo.

Ogni bene, giova qui ripeterlo, ogni bene quaggiù dev'essere conquistato. La ricchezza è il prodotto del lavoro, la vittoria è il premio del valore, la virtù scaturisce dallo sforzo, la gloria è la corona del sacrificio, la libertà è figlia del sangue, il sapere è generato dallo studio, ed il diritto si conquista compiendo il dovere. Ora adempite al dovere di sviluppare, educare ed applicare nel più lato campo le vostre facoltà, e voi affermerete in un colla vostra potenza morale il diritto di esercitarla, e l'utile sarà non vostro soltanto, ma di tutta altresì l'umanità, della quale siete importante ed indispensabile elemento.

Mostrandovi la famiglia siccome portato della civiltà, intesi provarvi la necessità ed il dovere che ci incombe di perfezionarla e la potenza che sta in noi di farlo, forti, come siamo, di ragione e di affetto.

Il materno ministero sublimato dal dovere e santificato dall'affetto, è una potenza sul quale la donna fece quasi sempre ben poco assegnamento.

La natura doveva dare al cuor della donna madre questa meravigliosa potenza d'affetto, del quale non riscontrasi nell'ordine di creazione altro esempio, avendo ad essa affidato la conservazione della specie bambina ed avendola incaricata del penoso e lungo ministero dell'allevamento. E veramente il dono della natura corrispose all'uopo. Il cuor della madre è il solo sul quale far si possa in ogni punto della vita, assegnamento. È il solo che più dà, e meno esige; che più è gaudente quanto più si sagrifica; che più ama, quanto più soffre; che non si esaurisce per tempo, che non si raffredda per indifferenza, che non si ributta per ingratitudine. Ogni altro affetto, per quanto puro e sublime, ha un punto interessato ed egoista, il solo amor materno non ha ritorno sopra sè stesso.

Rimanga pur sola ed abbandonata la madre; ella segue il suo nato con l'occhio intento e l'ansio affetto nei vortici turbinosi dell'esistenza, pronta ad accorrere in suo soccorso, a dirigerlo col consiglio, a consolarlo nelle delusioni, e ravvivarlo nelle speranze, a vegliarlo sofferente, a medicarlo malato, ad incuorarlo nelle difficili prove della vita; come testè avviava i suoi primi passi, gl'insegnava ad articolare le prime voci, calmava i suoi primi vagiti, asciugava le sue prime lagrime.

Questa durata della materna tenerezza ci prova, che il ministero suo non è compito collo sviluppo fisico dell'uomo, ma non fa che passare dalle prime materiali cure, alle morali e più serie sollecitudini volute dall'età più adulta. Son ben poche, la Dio mercè, le madri che vengono meno ai primi ufficii che richieggonsi dalla prole bambina la maggior parte trascendono anzi nel tormentarsi enormemente d'ogni maluccio la incoglie esagerandosene sotto ogni aspetto la gravità e le conseguenze. Per tutto il mondo non vorrebbero vedere i loro bambini buttare una lagrima, e ad ogni pena ed incomodo si sottopongono anzichè contrariarli in checchessia. Cieche affatto davanti ai sintomi forieri di nascenti passioni propendono cordialmente nel battezzare col nome di sensibilità, di spirito, di fermezza, d'ingegno, l'impeto, il capriccio, la cocciutaggine, l'impertinenza.