Nè si dica qui, per avventura, che se la donna avesse veramente prepotenza di genio, ella riuscirebbe a spezzare i vincoli che da tutte parti la annodano, a sollevare la pietra sepolcrale che la segrega della vita morale, a sbarazzarsi di quel sudario ove si tenta travolgere la sua anima incadaverita; e mi sussurrate di Spartaco e Masaniello, di Colombo e di Galilei, e della lunga serie dei martiri d'una idea, che sfidarono soli i numerosi campioni dell'errore e della tirannide da Davide fino a Socrate, dal primo Bruto fino ad Epicaride, fino al Savonarola, fino a Cola da Rienzo, ad Arnaldo da Brescia, agli eroi della greca indipendenza; fino ai fratelli Bandiera, fino al povero Sciesa, ed al piccolo Balilla; e vorreste con ciò dirmi, che la coscienza del diritto, la potenza del genio e l'energia del volere, se non trova preparata una strada la crea, dove trova elevata una barriera la supera, dove un nemico lo vince, dove un ingombro lo schianta, forte di quella leva che indarno cercava Archimede, che terra e cielo scuote e solleva, e che ogni elemento piega, doma e ricurva.
A cotali osservazioni più diffusamente risponderò nei susseguenti capitoli, quando procurerò dare alla donna appunto la coscienza della sua capacità, rivelandole la sua potenza in ogni lavoro dello spirito, e non tanto coi raziocinii dei quali pochi dannosi pena di disquisirne il valore, od apprezzarne l'evidenza; quanto colla logica imperativa dei fatti che scioglie vittoriosamente i nodi intrecciati dalla più sottile dialettica e rovescia d'un tratto il gratuito edificio eretto dagli interessi e fondamentato da leggiere ed erronee premesse.
Per ora mi basti aver constatato il fatto, che l'educazione che si dà alla donna è quella che tende ad allevare una schiava, ad annichilarla, ad insegnarle la tolleranza del dispotismo, a soffocarle in petto ogni sentimento che non entri nella cerchia degli interessi di chi la signoreggia, a distruggere in fine in lei l'opera di Dio che la sortiva intelligente e sensibile, per ridurla alla vita semplicemente vegetativa dello animale, alla inconscia ed automatica esistenza della cosa.
Ed è a voi, mie giovani lettrici, ch'io dico tutto questo, ed è per voi che lo scrivo, esponendomi scientemente al biasimo di molti che, radicati nel pregiudizio, ottimisti sistemati, e convinti anche, dal benessere che circonda il loro individuo, che cordialmente adorano e teneramente accarezzano, simili all'animale che o beatamente pascoli la ghianda, o fugato sia dalla sferza, senza giammai sognare di levare lo sguardo a disquisire donde il pasto gli venga, o donde la botta, fa di ora in ora, di minuto in minuto ciò che può, o ciò che vuole, ammazzando a gran fatica uno dopo l'altra le giornate, tenendosi sempre il sentimento, la ragione, ed ogni moral facoltà allo stato latente.
Nè schiverò meglio gli scandali farisaici di quegli spiriti divoti che non dal sublime spirito del cristianesimo, nè alla libertà del vangelo educati, ma dal trasnaturamento di quelle divine teorie corrotti e traviati, ogni emancipazione della mente battezzano, orgoglio pagano; ogni ribellione contro l'ingiustizia, e l'oppressione, rivolta al divino volere; bestemmiando così la bontà infinita di Dio essere serva, base e puntello del dispotismo, degli interessi, delle passioni o dei pregiudizii degli uomini. S'egli è possibile di più negare il fatto imperativo della indipendenza della ragione, e di maggiormente invilire Iddio ditelo voi?
Ma come io vi esortava a voler trascurare certe opinioni, che generali anche siano, altro pur non segnano che i gradi d'ignoranza e di cecità intellettiva di chi le propugna, così io feci lungo il mio lavoro, e così farò fino alla fine, a compiere le promesse fatte di preparare la donna dell'avvenire, la madre delle future e più illuminate generazioni.
Che s'egli è vero quel popolarissimo assioma: Nemo dat quod non habet, non sarà che sviluppando l'intelletto della donna, che avremo l'uomo sapiente; non sarà che coltivando il suo cuore, che si avranno popoli gentili, non sarà che risorgendola alla vita politica, ch'ella potrà elaborare nelle sue viscere i prodi, che il sacro suolo della patria difenderanno contro prepotenti invasioni, e purgheranno da straniere contaminatrici dominazioni; non sarà che elevando la donna all'altezza delle cristiane vedute, che potrà il mondo purgarsi da quelle pseudo-cristiane dottrine, che tante coscienze comprimono, che tanta intelligenze evirano, che tanti esseri, fanno refrattarii alle leggi della natura ed alla vita sociale, che tanta e pertinace guerra hanno impegnata con ogni filosofia, ogni progresso, ogni umana libertà, che rosseggiar fecero di sangue i nostri fiumi ed i nostri mari, e che tuttora tengono tirannamente vincolato il bel paese, come l'avvoltoio figgeva e rifiggeva nelle carni dello avvinto Prometeo l'artiglio spietato.
Ricordatevi che, pel fatto della generazione, la donna fa l'uomo, e che però l'effetto tien natura sua dalla causa, il frutto dall'albero, la conseguenza dalla premessa; e come la forte e generosa lionessa non genera lo stupido e vile montone, nè la tortora selvatica e piagnolosa genera l'aquila sublime, così dalla donna stupida, inerte, passiva, non esce la prole che floscia, impotente ed appena moralmente larvata.
Ciò ben comprendeva Casti quando scriveva:
«E inver come potrebbe esservi cosa