«Dall'origine sua diversa tanto,

«Che se l'origine sua fu difettosa

«Abbia di integra e di perfetta il vanto?

«Come da fonte limaccioso e impuro

«Scorrere umor potria limpido e puro?»

Ricordatevi che, per le supreme leggi della natura, l'umanità bambina è affidata alla donna, che dopo aver creato l'animale, deve formare l'essere morale. Ma se in quel primo processo la natura ha fatto tutto, qui deve tutto farsi, dalla educazione, dalla coltura, dalla forte e longanime potenza del volere, null'altro da natura ricevendo che l'appoggio dell'immenso ed inesauribile devozione materna, che d'ogni abnegazione e martirio si fa gioia e corona. E questi pensieri e queste meditazioni debbono, o giovinette, precedere il nodo coniugale, il quale non è che il mezzo che vi porge la materia del compito vostro.

E nello improvviso nascer gigante dello amore che esplode istantaneo siccome fosforica scintilla; e nella balda e prepotente sua vita che spinge e trascina, maltratta e divora, tiraneggia, ammala ed uccide talora la più vigorosa esistenza; e nello spegnersi di cotanto incendio che non mai più le morte ceneri intepidisce, chiaro questo vero vi si appalesa, che cioè natura ebbe allo amore affidato la sua forza onnipotente e fatale per conservare la specie, il quale scopo conseguito, muore, non avendo più alcuna ragione di esistenza. Laonde voi lasciandovi all'intutto dalla natura insegnare, apprendete anzi tutto la importanza del fine, quindi la logica del mezzo; e, come alla unione sessuale vi date coll'occhio fisso ed intento alle conseguenze che scaturire ne debbono, in questa quindi consultate il voto della natura dalla ragione illuminato.

E tanto più consultatelo in quanto che, la istituzione del conjugio, perpetuando per anni e per la intera vita, una condizione di cose che non furono volute che dalla prepotente forza d'un giorno e d'un momento, impegna la donna in un martirio prolungato, in una lotta incessante colle successive aspirazioni del cuore e la parola giurata, coi fortissimi reclami della natura e la firma da lei apposta al contratto.

Oh almeno giovani lettrici mie, nei primi tempi del vostro connubbio, nel quale i più tremendi sacrificii si richieggono da voi, accorra almeno la natura con quel fitto velo, che sono i delirii dell'amore, ad attutire le angoscie supreme dell'oltraggiato pudore, ad abbruciare la stilla della offesa verecondia che sorge spontanea sulla ardente pupilla, a velare, colla mutua e libera espansione degli affetti e la divina armonia dei cuori, quelli umilianti rapporti di diritto e di dovere che il contratto sanciva, in onta alla natura, che le due parti accosta colla potenza sola dell'amore in ciascuna delle parti autonomicamente risiedente.

Sarà sempre anche troppo presto che convertito ed assorbito il cuor vostro dalla materna tenerezza, e quello del consorte raffreddato dal pieno soddisfamento delle esigenze sue, e portata incessantemente al di fuori dagli affari e dalli interessi, sole rimarrete in faccia al fine, del quale non era l'accopiamento che mezzo, alla meta della quale il connubio non è che sentiero. Ed allora ambo rinsennati dai fatali ma precarii delirii della passione incendiaria; distrutta quella naturale armonia che senza sforzo faceva i voleri concordi e simultanei i desiderii; ecco la donna, la cui educazione fu passiva e nulla, dividere sè stessa fra il marito ed i figli, serva dall'un canto della forza, dall'altro dello istinto, non riuscendo nè a farsi amare dal marito, nè a farsi rispettare dai figli, nè ad educar questi, nè a smover quello, nè a domare in questi le passioni nascenti, nè a scemare in quello l'orgoglio gigante, risultando ed a quelli ed a questo troppo evidente la sua inferiorità di spirito, l'ignoranza della sua mente, la completa assenza di carattere morale.