Nel Medio Evo è Giovanna d'Arco che salva la Francia dall'invasione straniera ed impedisce lo sfacelo della Monarchia.
Ai nostri tempi è Carlotta Corday che sbarazza la Francia dal terribile Marat. (Vedi Levati, Donne Illustri).
Ma lasciamo il campo delle unità, che ci condurrebbero troppo lungi, e che d'altronde potrebbero essere da taluno riguardate come puri fatti personali che poco costituir possono sulla totalità.
La donna, che supera generalmente l'uomo in forza morale, e sa sopportare il lento e penoso martirio a cui la condannano, contro lei congiurati, la natura e le leggi, i costumi e gli individui; la donna, che sa trovare nell'anima sua quella virtù perseverante e silenziosa da tutti ignorata, da niuno applaudita, non incoraggiata e sorretta che dall'intima coscienza del dovere; la donna, dico, seppe sempre al par dell'uomo soffrire e morire per le sue convinzioni, dalla madre dei Maccabei che offriva, olocausti d'eroica fede, sè ed i suoi sette figli al Dio d'Israele, fino a madama Roland, che la testa lasciava sotto la scure della rivoluzione, benedicendo pur sempre alla rivoluzione.
Che se tutti i Martirologi si adornano copiosamente di nomi femminili, ne sono per sovrappiù altrettanto poveri i vergognosi cataloghi delle apostasie e delle transazioni. La tenacità dei propositi e la inespugnabilità delle convinzioni nella donna, sono un fatto altamente constatato, e che ne farà sempre per ogni partito uh elemento della massima importanza.
In tutte le guerre, in tutte le insurrezioni, in tutte le reazioni che hanno per morente un'idea, un sentimento, la donna vi porta tutta la foga d'un'anima giovine ed entusiasta. Sono le donne italiane che insegnano ai loro bambini l'odio dello straniero, che serbano vivo ed immortale, come le vergini di Vesta, il sacro fuoco dell'amor di patria, lo abborrimento d'ogni transazione contro l'insolente usurpazione e, nè dalle carceri, nè dalle flagellazioni vengono domate. Sono le donne polacche che a cento a cento sfidano lo knout e la Siberia, impavide davanti ad una lotta titanica, che altro soccorso non trova che nell'inaudito valore di tutta una nazione di eroi.
E farei dei volumi, se tutti volessi porvi sott'occhio i fatti antichi e moderni che provano essere stato sempre il culto della patria principalissimo nei petti femminili.
Certo ai tempi nostri non occorre, siccome negli scorsi secoli adoratori della conquista, che una nazione invocar debba in faccia ad un supremo pericolo tutti i suoi elementi a combattere, per cui è la forza morale, è il lieto sacrificio che tocca alla donna. La guerra, ch'è per noi suprema necessità, sarà pei nostri posteri supremo ridicolo, e noi certo non chiameremo a prendervi parte anche chi vi è dai costumi nostri dispensato, chè sarebbe davvero retrocedere il mondo in luogo di spingerlo avanti; ma finché quel giorno non sorga, finché problema di vita e di morte si agita per tante nazioni, oh lasci la donna i gravi nonnulla di che finora occupossi e, vergognando di starsene inerte davanti a tanto lavoro, rechi ognuna la sua pietra al nazionale edificio colla parola, coll'opera, coi mezzi.
Non è egli tempo che la donna si ridesti alla coscienza dei doveri sociali, e più non si creda impotente ad utili e serie cose? Non è egli tempo che le sue giornate ed i suoi anni d'altre cose si riempiano che di quelle fastose bagatelle, che lo spirito le impiccioliscono, ed i più generosi sensi le atrofizzano? Non è egli tempo che il suo spirito d'altre cose si faccia curioso che di indagare
«Le vicende ascose