Non è egli tempo, che la donna senta essere chiamata a lavorar di concerto col resto dell'umanità alla diffusione dei lumi, al benessere universale? Non è egli tempo ch'ella ogni lode, ogni ammirazione, ogni simpatia conceda al genio ed alla virtù, trascurando affatto quegli uomini neghittosi, che la vita passano siccome gli accattoni ad esaurire i tesori ereditati dai padri loro, credendosi modestamente l'incarnazione d'ogni eccellenza, e nulla pur facendo per l'umanità; sicchè non continui a meritarsi il severo strale, che Casti le vibrò adombrandola nella leonessa regina, alla quale presentandosi un nuovo cortigiano, siccome
«L'asino lo protesse e lo propose,
«Ciò fu bastante, il merto si suppose?»
La conversazione della donna deve essere all'uomo non dilettevole solo, ma utile. I Musulmani gemono sotto la sferza d'una intollerabile noja, si abbandonano ad orgie sfrenate che mettono capo alla totale alienazione, i loro modi sono rozzi e selvaggi, ed i costumi loro ne rilevano il completo abrutimento. Gli è perchè non educando dessi la donna che all'esclusivo fine della femmina essi non ponno a lei rivolgere il moto e le idee. Prive di quello stimolo potente, ch'è per ogni spirito generoso la simpatica ammirazione della donna, prive della forza che scaturisce dalla sua feconda ispirazione, quelle infelici contrade condannando la donna, dannano sè stesse all'abrutimento ed alla stazionarietà. Tutto si agita, tutto si muove, tutto si svolge nella libera espansione della vita dove non è servitù e reclusione di donna.
In occidente, dove quelle funebri istituzioni non penetrarono, benché la donna si senta attortigliata da mille legami, ha tuttavia tanto di libertà quanto basta per incuorarsi al lavoro, alla lotta, alla conquista del molto e del troppo che ancora le manca.
Ed il mezzo diretto, infallibile, è di rendersi utile all'umanità, è di farle sentire la potenza del suo intervento, il valore intrinseco ed affermativo della sua personalità, gl'immensi vantaggi che le derivano dal tenerne calcolo, dal riconoscerla e dall'impiegarla.
In fondo a tutti i problemi v'ha pur sempre un segreto movente d'interesse, dal quale la più generosa filosofia non saprebbe astrarre, e la storia ci presenta a provarcelo tutte le sue pagine, ogni sua riga. L'uomo dunque asservì la donna credendo suo interesse di farlo. Tocca a lei a provargli, ch'egli s'è ingannato, e che dalla sua emancipazione gliene ridonda ben più ricco interesse, vantaggi ben più preziosi.
E parlando dello intervento della donna nell'opera universale, reclama di pien diritto un cenno particolare tutto l'elemento femminile insegnante, che dà sì splendide prove della speciale sua idoneità al grave e difficile ministero. Ed invero la pazienza longanime, la innata tolleranza, la voce insinuante, il pronto intuito fanno della donna l'educatrice per eccellenza; e ben desiderabile cosa ella è che i programmi della educazione femminile si allarghino tanto, da rendere possibile alla donna il continuare ed estendere il suo insegnamento oltre gli attuali confini.
Non tema la legislazione di affidare alla donna un largo insegnamento. I confini della sua intelligenza furono dessi esplorati? Le risorse del suo spirito son esse dunque esaurite? E come, se da tanti secoli di nullità morale e di morale oppressione, è risorta più animata, più intelligente che mai; e nei tempi in cui l'urto potente delle idee, la lotta delle opinioni, il cozzo dei sistemi, l'agitazione delle filosofie abbujano lo intelletto virile, adesso appunto ella principia a capire, ed ha afferrato la segreta parola che stassene latente nell'umanità, impossibilitata a farsi strada dagli inverecondi rumori che sollevano nel mondo gli interessi dei pochi?
L'umanità e la patria, la civiltà e la morale hanno bisogno della donna. Una più lunga assenza morale le confermerebbe sul capo la sentenza, che non fu finora che abuso di forza e figlia di pregiudizio, sentenza di morale inettitudine, che la consegna piedi e mani legati, e colla bocca imbavagliata, in balìa dello spregio insolente, dello scherno inverecondo.