«Le donne son venute in eccellenza

«In ogni arte dove han posto cura».

E questo vi ripete l'antica Didone, che fondava Cartagine e la sua prosperità.

La temuta Semiramide, che gettò le fondamenta di quello impero babilonico che assorbir dovea l'Asia tutta, ed i popoli civilizzò e le arti incoraggiò e protesse, e saggia legislazione impose, e vasti ebbe i concetti ed il braccio intraprendente.

La fortissima Zenobia, che tenne salde le conquiste del consorte, le estese, e gli eserciti sempre guidò con arte profonda ad infallibile vittoria.

Debora che, giudicando Israele con ogni saviezza durante lo teocratico governo, cantava di sè stessa: «Le villate in Israel erano venute meno, erano venute meno, finch'io Debora sursi, finch'io sursi per esser madre in Israel». Ella reggeva Israele nei difficili tempi, in cui stavasene travagliato dalla invasione di Jabin potente re di Canaan, che aveva sopra quel popolo spedito Sisara, del quale un'altra donna sbarazzava Israele.

Amalasunta, regina degli Ostrogoti, che saggiamente resse l'Italia nella minorità del figlio Atalarico; e tentò civilizzare i suoi barbari popoli, ed il giovine principe educar fece, in onta ai costumi della sua nazione, nella scienza e nelle arti.

La grande Isabella, che sortito avendo alti spiriti, cuor generoso ed indole intraprendente, sola fra i sovrani tutti d'Europa incoraggiava di protezioni e di mezzi Colombo all'alta scoperta, e finché visse lo coperse dalla vigliacca gelosia del consorte, e dalle basse persecuzioni dei grandi.

Pulcheria, imperatrice d'Oriente, che preceduta e seguìta da una serie di principi inetti e viziosi, diede, nella durata del suo saggio reggimento, un'epoca di tregua e di prosperità al travagliatissimo impero.

Atenaide, quindi Eudossia, che portò sul trono l'amor del sapere, laonde sposa d'un principe inetto, quale si fu Teodosio, giovine e bella nella più svagata e molle e dissoluta corte, qual era quella di Bisanzio, seppe pure la vita nobilitare fra utili e serie occupazioni. Scrisse un poema sulla vittoria delle legioni latine sopra le persiane falangi (l'anno 421). Verseggiò i cinque libri di Mosè e le profezie di Zaccaria e di Daniele. Scrisse un poema in tre volumi intorno a S. Cipriano ed a Santa Giustina, e finalmente pubblicò il Centone di Omero, unica fra le opere di lei che ancor ci rimanga.