Se la legge vuol essere amata ed obbedita, è duopo sia tale che ogni cittadino d'ogni età, d'ogni condizione, d'ogni sesso, vi trovi il suo conto, e l'affermazione d'ogni giusta libertà, d'ogni onesto diritto; è duopo ch'ella non crei neppure alla metà della umana popolazione una condizione, che assomiglia forte a tutte quelle dalle quali le nazioni col sangue si sono sottratte.
La donna che, con sagrificio d'oro e di figli, con tanta forza d'entusiasmo e di devozione, si è associata nell'opera della politica redenzione non può certo tollerare per altri secoli la sua servitù personale. Ella sente che tutte le libertà e tutti i diritti si danno fraternamente la mano, epperò come propugnando la libertà della nazione mostrava di sentire il principio della libertà e di esser matura alla propria, deve ora, ad essere coerente e logica, rivendicarla, non potendo lo spirito pubblico non degenerare se non in quanto lo fortifichi il privato.
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Dovendo, siccome abbiamo visto, consonare l'organismo politico coll'organismo interno della famiglia ad unificare negli uomini il principio della giustizia, vediamo ora come ciò avvenga ai nostri giorni, in cui l'atmosfera è tutta pregna delle luminose idee del diritto e dell'eguaglianza, in cui si mostra dalla pubblica opinione spregiarsi il brutale diritto della forza; in cui le classi altra volta peste e conculcate dalla aristocrazia feudale, forte della divina predilezione, se trovansi tuttora alle prese colla miseria, più non veggonsi almen contrastato il diritto naturale e la dignità umana. Entriamo, dico, nella famiglia, e veggiamo se avvi analogia fra l'atmosfera esterna e la interna; se il giovine che rispetta la dignità umana ed il diritto ingenito nel cenciaiuolo, che incontra per via, è educato a vederlo anche in sua madre; se il marito, che rispetta l'autonomia d'ogni vivente, non guarda per avventura la moglie siccome cosa e proprietà; se l'uomo, che si crede obbligato a leali procedimenti verso l'uomo, non crede forse poter darsi maggior libertà ne' suoi rapporti colla donna.
Produttrice dei germi fisici, riconducendo continuamente col suo recondito lavoro la specie al suo tipo, sola nel lungo e penoso travaglio della gestazione, sola nella terribile crisi che dà alla luce l'uomo, fornita sola da natura del solo alimento conveniente alla sua prima età, estremamente affettiva, attaccata alla sua fattura colla fatalità dell'istinto, eminentemente analitica ed intuitiva, la donna è veramente la creatrice e la conservatrice della specie. E la natura, ponendo in tanta evidenza la maternità, non lasciava alcun dubbio sulla sua legge; cioè, la tutela della prole è devoluta alla madre, che in tutte le specie è creazione, conservazione e provvidenza.
Che cos'è la paternità? In faccia alla natura è un semplice impulso, in faccia alla legge è una ancor più semplice ipotesi, dovunque e sempre è ombra e mistero.
Da ciò ne risulta, che se la madre ha sempre diritto innegabile al rispètto ed all'amor della prole, alla quale la natura la indice con evidenza; il padre non partecipa a questi diritti, se non in quanto siasi egli stesso incaricato di provare al figlio la paternità sua, tutti verso di lui compiendo quei doveri di alimentazione e di educazione che la ragione gli suggerisce.
Tanto ci insegna semplicissima riflessione sulla logica dei fatti. Ma gli uomini sono eternamente inclinati a costruire gli edificii loro sulle ipotesi, ed anche qui preferirono meglio fondar sull'ipotesi che sull'evidenza; ed innalzarono la patria potestà che, come piramide partita da larga base, col diritto di morte e di vendita sui figli, andiede in appresso assottigliandosi; ma ne rimane oggi stesso pur tanto da non lasciarci credere di troppo posteriori alla antica Roma.
La paternità legale è la prima ragione della schiavitù della donna. Infatti, perchè fossero duratori questi rapporti artificiati, era duopo dar qualche corpo alla ipotesi, qualche esattezza all'induzione. Da qui la reclusione della donna; e cessata questa nel modo assoluto colla civiltà dei tempi, perdura tuttavia nel suo spirito e nel suo scopo nelle mille limitazioni della sua libertà. Da qui il diritto di comando, di sorveglianza, il supremo arbitrio del marito; la signoria dell'uomo insomma, e la servitù della donna.
Sì, la madre dell'uomo non ha altro diritto che quello di soffrire per lui, di formarlo del suo sangue, di nutrirlo del suo latte, di sagrificarsi completamente, se vuole, ai suoi interessi, e basta. La legge non riconosce nessuna maternità; ed in mancanza del padre non ha la madre neppur diritto di preferenza alla tutela della prole; laonde, rompendo così la legge ogni legame fra la madre ed i figli, dà a questi la prima lezione di immoralità e di ingratitudine, mentre strappa dalla fronte della donna la luminosa e simpatica aureola della maternità, insegnandole a far poco conto d'un carattere, ch'altro non può darle che triboli e spine.