Pensa dessa a tutto ciò la società quando, indulgente all'autor primo di tanti mali, apre talora a festeggiarlo le sue sale dorate ed i suoi brillanti convegni, e dovunque lo celebra amabile conquistatore?

Ha dessa un cuore la società quando, disconoscendo nella donna il santo diritto di vivere del suo lavoro e non della sua persona, satirizza e chiama il ridicolo sopra uomini generosi che, tutti questi mali vedendo e deplorando, chieggono ad alta voce che si sottragga la metà del genere umano alla tirannia dell'altra; e più non si lasci codardamente la donna inerme bersaglio all'impeto di passioni e d'interessi non suoi, senz'altra difesa che quella d'un eroismo, che l'uomo, sovente schiavo incatenato d'ogni depravato istinto, è ben lungi dall'esser in diritto d'esigere da una creatura di lui già ben assai migliore?

Ha dessa la società un bricciolo di quel sentimento d'equità e di giustizia di cui pur mena tanto scalpore, quando, mentre propugna per l'uomo libertà, e domanda assiduamente attività di commercio, circolazione di danaro, dilatazione del diritto, e freme e scalpita se l'ombra sola d'un dispotismo mostra di volerlo ledere in qualche parte; si fa poi lecito di menar colpi da orbo attraverso alla donna che, dopo avere con ogni sacrificio ed entusiasmo favoreggiato tutte le libertà, cerca ora la sua?

Avendo la donna al par dell'uomo speciali attitudini, ha al par dell'uomo altresì diritto di svilupparle ed applicarle; questo c'insegna il principio del diritto ingenito. Vi ha diritto perchè, avendo diritto al lavoro, in lei sola sta la scelta del suo lavoro: vi ha diritto perchè praticamente e realmente ella lavora e produce; e nella industria e nel commercio, e nelle arti e nello insegnamento ella trovasi già su larga scala, e spiega a quest'ora delle attitudini, che si avrebbe forse avuto, non ha molto tempo, prurito di negarle. Vi ha diritto finalmente, perchè la società alla sua volta ha diritto, che la funzione venga esercitata da chi può meglio; e però, se fra più concorrenti, una donna mostra maggior idoneità, ella fra tutti vi ha diritto.

Le siano dunque aperte le professioni, come già le furono aperte, benché in troppo angusto confine, le industrie; e trovi la donna del popolo, pane, e la donna colta, ma disagiata, onesto e decoroso guadagno.

Fra le professioni, delle quali la donna sente e reclama con maggior calore la facoltà di esercizio, trovasi in primo luogo la medicina.

È tempo veramente, ch'ella respinga assolutamente questa tirannica inquisizione virile sopra il suo corpo, e si pronunci energicamente sopra questo perpetuo oltraggio, che si fa al suo pudore.

La facoltà medica già esercita nell'America del nord dalla donna verso la donna e verso l'infanzia, dà a quest'ora dei risultati, dei quali quelle popolazioni si applaudono; e non v'ha ragione perchè si debba negare in Europa, dove valenti scrittori dell'uno e dell'altro sesso si sono pronunciati sull'equità e sui vantaggi di questo provvedimento.

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La donna fu ed è sempre considerata come fuor della legge, coll'aiuto della sua debolezza che si ha ogni studio ed ingegno di esagerare fino al ridicolo, e coll'opportuna messa in iscena della sua pretesa incapacità, a smentire la quale sorgono dovunque invano splendidi fatti.