Indarno la prosperità di mille case di commercio, di mille stabilimenti industriali attestano ed affermano i suoi talenti finanziarii ed amministrativi.
Indarno le mille e multiformi produzioni del suo spirito fanno fede della svegliatezza e fecondità del suo ingegno.
Invano regine e principesse, le cui splendide e recenti gesta non sono ad alcuno ignote, con saggio governo e con ogni forma di politico reggimento felicitando i popoli, e prosperando le sorti delle nazioni loro affidate, fecero e fanno fede dei talenti politici della donna.
Indarno si odono tuttodì donne del popolo, coi loro schietti parlari, rivelarsi calde parteggiatrici, e darci della loro politica intelligenza una misura che non ci aspettavamo.
L'opinione, o meglio la prevenzione pubblica, alla quale omai non si può levar taccia di mala fede, si copre gli occhi, si tura le orecchie e ripete imperterrita: la donna è incapace.
Ora, se si può vincere il pregiudizio, la mala fede non si vince; ma rimarrà pur sempre vero che, essendo il diritto politico (non mi fermerò a discutere se con torto o con ragione) fondato sulla proprietà, ed essendo riconosciuta, affermata, e sopratutto aggravata la proprietà femminile al par della maschile, la donna è dalla legge una volta ancora lesa e violentata.
Non bisognava imporre alla donna una dote per maritarsi, non bisognava obbligarla al lavoro per mantenersi, non bisognava che ogni Adamo del secolo decimonono scaricasse addosso alla sua rispettiva Eva metà, e talora tutto il peso della sua condanna, ed allora si avrebbe potuto negarle la proprietà, che non può essere che prodotto del lavoro; e con quella e con questo, a monte i diritti civili, a monte i diritti industriali, a monte i diritti politici; e la dinastia virile sarebbe stata felicemente regnante fino alla consumazione dei secoli.
Questa verità viddero i moderni novatori, epperò gli amici della donna le dicono, lavora; e gli avversari della sua redenzione si sbracciano a predicarle, ch'ella è di vetro e che arrischia di rompersi, muovendo un dito.
Fortunatamente Proudhon, grande nemico della libertà femminile, arrivò troppo tardi ad avvertire i suoi compagni che il lavoro è il grande emancipatore.
Gli uomini spostarono volontariamente il primo bottone, bisogna ora forzatamente spostar tutti gli altri; essi bevvero al calice oppiato dell'indolenza, bisogna subirne le conseguenze, e bere fino alla feccia. Essi hanno abdicato il dovere, epperò rinunciato il diritto.