«Wise! buon Wise!… tu mi vuoi bene, lo so! e te ne voglio anch'io, sai, molto!… È così difficile essere voluti bene davvero!… così difficile!… così difficile!

«Bub! bub!

L'abbaiare finiva in un guaito, quasi in un gemito. Si sarebbe detto che la bestia fedele e intelligente leggesse nel cuore della fanciulla.

L'aria si andava raffittendo. I fiori della robinia mandavano effluvi dolcissimi; si sentiva, a distanza, il brusio della città; ogni tanto il tram elettrico, correndo veloce su le rotaie, passava rapido dinanzi a la cancellata del giardino.

Lucia s'era messa a sedere su lo sporto del muricciuolo e pensava a testa china. Che cosa importava a lei d'essere ricca, figlia unica, quasi un'ereditiera?.. Suo padre le era tolto, dagli affari lungo la giornata, la sera, dagli svaghi; in casa non ci aveva che la zia, una buona donna irta di pregiudizi, che non destava in lei nè poteva sentire nessuna simpatia per lei. Lena l'aveva lasciata. Chi le voleva bene davvero, erano, Bortolo, Adele e Wise. Del resto nessuno le era affezionato.

Ella non credeva per certo alle dichiarazioni dei vagheggini!… Era troppo ricca per lasciarsi andare a prestar fede a dei giovinotti che le volevano far intendere di amarla, lei, proprio, lei!

«Wise! povero Wise!—esclamò, in uno slancio di riconoscenza per la buona bestia che l'amava per sè stessa.

Ma Wise rispose, dal lato opposto del giardino, con un guaito, senza accorrere.

Lucia, insospettita, aguzzò gli occhi, si alzò e vide, fermo davanti al cane, al di là del cancello, l'alta figura dell'ingegnere Del Pozzo.

«Wise!—chiamò ancora la fanciulla.