L'ingegnere si mosse; una voce suonò nell'aria sommessamente:
«Buona sera, signorina!
«Buona sera!—rispose Lucia, quasi suo malgrado. E stette in ascolto finchè i passi dell'ingegnere si perdettero in distanza, dalla parte della fabbrica.
«Come mai il signor Conte Anton Mario Del Pozzo passeggia a quest'ora da queste parti e perchè è andato verso la fabbrica, che deve essere chiusa?
Entrò nel salotto, che la zia, finito di appisolare, già conversava con le sorelle Zolli, venute da un poco.
Salutò; passò subito nel salottino attiguo, si mise al piano sfogliando un album di musica classica.
Suonava sotto voce, interpretando la musica secondo la disposizione d'animo del momento, cercando e trovando una muta simpatia fra sè stessa e il suono.
Finì per dare un'espressione melanconica, a un pensiero brioso; e l'originalità della cosa, le diede impressioni strane; come d'un fiore divelto prima della fioritura; come d'un insetto alato morente nell'acqua in piena gioia di sole; come di gorgheggio d'uccello violentemente troncato da sparo crudele.
«Lucia!.. ci appresti il thè?—chiese la zia ad un tratto.
Lucia lasciò il piano, chiuse l'album, ritornò in salotto.