A le parole di Lucia, la giovine aveva sussultato. Afferrò l'involto; con mano tremante lo aperse; guardò i biglietti, li contò rapidamente; poi, in uno slancio subitaneo, si buttò ai piedi di Lucia esclamando nelle lagrime: «Grazie! grazie!… il povero Cecchino ha pregato per me!… mi ha mandato un angelo del Signore!.. Grazie! grazie!.. Adesso potrò essere accettata in convento!.. Ci volevano cinquecento lire; ci sono!

Le baciava le mani, le baciava il vestito in una foga di riconoscenza.

Ora anche Adele piangeva; più non si sentiva scottare il suolo di sotto i piedi; capiva che la signorina aveva fatto bene a non fuggire come un'appestata, quella povera creatura.

Lucia fece alzare la poverina, e baciandola, la pregò che la tenesse informata di quanto avrebbe fatto.

«Faccio subito le pratiche per entrare in convento!—mormorò la giovine con il fiato mozzo dall'emozione.

E disse che quello era sempre stato il suo desiderio, dopo che le era morto il padre; e che dal giorno che anche il suo povero fratello era andato in Paradiso, essendo libera, s'era prefissa di lavorare giorno e notte a lo scopo di raggranellare i danari necessari per essere accettata come novizia.

«Adesso i denari ci sono!… Cecchino ha pregato per me!… Corro oggi stesso al convento!… Grazie! grazie! grazie!

Baciò ancora le mani di Lucia, accompagnandola fino in fondo al corridoio, a capo della scala.

«Tenetemi informata e ricorrete a me per qualunque cosa!—le ripetè Lucia, salutandola.

E scese le scale con una grande commozione in cuore e nell'anima un vivo senso di gratitudine verso Dio.