«Oh sì! sì!… a monaca! in un convento!… meglio, meglio, poverina!—andava dicendo fra sé.—A curare gli infermi, a servire il Signore nella pietà, dopo tante amarezze, tanto dolore, tanto avvilimento!
Passando dinanzi la chiesuola delle Fate-bene-sorelle, vi entrò.
Davanti a l'immagine della Madonna era acceso un cero; su 'l gradino dell'altare maggiore, un vecchio pregava intensamente, con la testa canuta nelle mani.
Lucia si inginocchiò in un banco, e invocò il Signore per la sorella del povero Cecchino, per i disgraziati, tutti, spinti dalla povertà, dall'abbandono, a azioni indegne; per i molti fortunati in continua ribellione contro le leggi di natura e il volere di Dio, che impongono interessamento per gli infelici, pietà, generosità.
«Ah Signore! fate che la ricchezza non mi offuschi il sentimento, che non mi stacchi da voi e da chi soffre!
Si alzò e uscì preceduta da Adele, lasciando il vecchio immobile nella stessa posizione.
«Quel pover uomo deve avere qualche persona malata in questo ospedale!—osservò Adele.—Forse la vecchia moglie! forse una figliuola!… Quante miserie, Madonna!
Nel cuore della buona Adele era entrata la tristezza che accascia e fa pensare a disgrazie possibili per sè stessi.
La vista della sventura, staccava, per così dire, lo spirito di Lucia da sè medesima, per innalzarlo al di sopra delle cose terrene, nobilitato dal dolore!
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