In così dire, si era alzata per congedarsi.

Lucia frugò in fretta in un tiretto del tavolino e ne tolse una crocetta d'oro appesa a una minuta catenella pure d'oro.

La passò al collo della giovine, e baciandola, le disse: «In ricordo di me; e quando ci sarà la vestizione, fatemi avvertita!

La giovine baciò la crocetta prima di nasconderla in seno, abbassò il velo su 'l volto, salutò intenerita, e uscì.

«È più felice di me!—esclamò Lucia sedendo al piano e suonando la musica aperta su 'l leggio; una marcia funebre di Chopin, che era tutta un singhiozzo.

Più felice di lei?… Perché?… Che cosa le mancava a lei?… Aveva ella forse sofferto la fame, l'ingiustizia, l'abbandono?.. Nel suo cuore era forse lo schianto per la morte di un unico fratello, travolto da una cinghia brutale?.. Perchè le usciva quell'esclamazione a lei, ricca, amata, ricercata?

Il perchè lo dicevano a l'anima sua le note di Chopin. Nessun altro al mondo doveva, poteva saperlo!… Fatto è ch'ella non si sentiva punto, punto felice; tutt'altro!.. e che nel fondo del cuore invidiava melanconicamente a la sorte della sorella di Cecchino.

Zia Marta venne in quel punto a cercarla. Che cosa faceva lì rinchiusa per delle ore che ella era costretta a inuggirsi nella solitudine?… Che gusto era il suo di suonare roba da mortorio e di suonare per suo conto, quando nessuno la poteva sentire nè applaudire?

Lucia stentò a non rispondere con qualche vivacità. O non poteva suonare quello che meglio le piaceva?… E poi, che cosa le importava a lei, di essere sentita? applaudita? suonava per proprio conto, lei, per sentire il linguaggio dell'anima sua che si traduceva nella interpretazione dei suoni.

Ma….. tanto la zia, certe cose non le poteva capire; e non metteva conto contrariarla.