«Verranno con me Adele e Bortolo! pensò.

Nè l'una nè l'altro si fecero pregare a dir di sì; tanto più Adele, che doveva sposarsi in autunno ed era anche lei della spiaggia, di un paesello vicino a quello della signorina; lì sarebbe venuto il fidanzato dopo le nozze del padrone, perchè aveva pensato di lasciare il servizio per rizzare una piccola bottega.

Pippo Ferretti trovò giusta e assennata l'idea della figliuola di anticipare la partenza; e, in cuore, si compiacque di quella decisione che lo liberava da mille preoccupazioni e lo lasciava perfettamente libero di darsi, senza restrizioni, a la felicità. Oh il povero signor Pippo sentiva di essere spadroneggiato da una passione violenta; sentiva, che pur troppo, a quella passione sarebbe stato capace di sacrificare ogni cosa, anche i riguardi dovuti a l'unica figliuola!.. E quella decisione lo sgravava d'un peso, destandogli in petto un sentimento di riconoscenza verso Lucia, che capiva e si ritirava per non essergli d'inciampo, a lui, suo padre!

La sera prima del giorno della partenza, Lucia faceva il baule con l'aiuto di Adele.

Adele pensava a la biancheria, ai vestiti; lei, sceglieva i libri e la musica che avrebbe suonato su 'l vecchio piano della povera mamma.

In quei preparativi, Lucia non poteva difendersi da un senso di tristezza. A la spiaggia, nella casetta piena per lei di ricordi, dove aveva passate tante belle stagioni con la mamma, nella semplicità così cara a la poveretta, ella vi andava volentieri. Lo lasciava volentieri il villino, nel quale erano già cominciati i cambiamenti, i miglioramenti; che già aveva aperta le porte a sfoggio nuovo, come se il vecchio non fosse bastato. Si sentiva quasi obbligata a togliersi di lì; sentiva l'impazienza di suo padre, che con bei ragionamenti persuasivi, era riuscito a farle anticipare la partenza di qualche giorno. Le pareva quasi di essere scacciata!

Giù nel salotto erano visite. Le sorelle Zolli, il signor Svarzi e altri.

Lucia stava per scrivere un biglietto di saluto a la sorella del povero Cecchino, già in convento, quando venne Bortolo a pregarla in nome della zia, che scendesse. Gli amici desideravano salutarla.

Ubbidì a malincuore. Sarebbe stata più volentieri lì a scrivere il suo biglietto.

Entrò in salotto con aria abbattuta, il volto pallido. Ma ebbe tosto ad arrossire incontrando gli occhi dell'ingegnere del Pozzo, che pareva spiassero la sua entrata. Senza darsi una ragione di quello che faceva, dimenticando ogni regola di saper vivere, che impone di salutare le signore prima degli uomini, ella si trovò a stendere la mano a l'ingegnere, che gliela serrò in una stretta quasi affettuosa, lui che di solito, non le sfiorava che la punta delle dita.