«Si soffre tanto, si passa per ogni sorta di pene, per poi finire così, al cimitero!… Che mette conto di affannarsi per una vita così breve?
Era entrata nella cappella, fredda in confronto dell'aria esterna, illuminata dalla luce rossastra che pioveva passando attraverso i vetri delle alte finestrette. Vi ora un odore morto di rinchiuso e di fiori appassiti.
Lucia si inginocchiò. Ma in vece di pregare come soleva, quel giorno si ritrovò a monologare senza avvedersene.
Dov'era lo spirito dei morti?… si staccava dalle persone che aveva amate in terra?… le dimenticava?… o pure vive con noi, d'una vita che i nostri sensi imperfetti non possono sentire?… vita confusa, misteriosa, che forse si rivela nelle nostre aspirazioni, nei vaneggiamenti, nei sogni!
Hanno i morti pietà delle nostre debolezze, dei nostri dolori?
O sono severi della severità di chi più non lotta con la materia e più non può comprendere la miseria delle creature?
Fra questo mondo e l'altro c'è un invisibile legame, o pure una inesorabile rottura?…
«Mamma!… mi sei tu vicina con lo spirito o io ti invoco in vano?—susurrò la fanciulla tremante di dubbio, con in cuore un immenso desiderio di fede, di protezione e conforto.
Si raccolse; volle scacciare da sè la superba titubanza, che la scoraggiava e desolava.
No; non era possibile, che dopo tanta tenerezza, la mamma sua l'avesse lasciata sola su la terra!…