Il suo spirito le stava vicino sempre; esso le susurrava al cuore suggerimenti buoni e santi; le dava la forza di sopportare il dolore e le delusioni, la confortava a sperare, la compativa.
«No, mamma!… fra te e me non è spezzato il vincolo d'amore!… non può essere!… Dio non lo permetterebbe!… stammi vicina, mamma! proteggimi, mamma!
Una tenerezza di pianto le strappava le lagrime mentre l'anima accoglieva un soave senso di fiducia e si chetava nella sicurezza dell'amore, della protezione materna.
Quando uscì dal cimitero, il sole s'era ritirato nel brusco tramonto, segnando una riga di fuoco giù, in lontananza, nel punto che il cielo pare si abbassi a congiungersi con il mare.
Quella sera a cena, non prese cibo; le ripugnava; sentiva la testa pesa; un gran desiderio di riposo.
Andò a letto che la sera non era ancora calata.
Si tirò su a sedere, lasciò andare la testa sui guanciali.
Gli ultimi bagliori staccavano spiccati i paesaggi, le scene, le figurette della vecchia, bizzarra tappezzeria.
Ogni paesaggio, ogni scena, ogni figuretta le ridestava nell'animo un ricordo; la tuffava nel passato. Quante volte, nella sua infanzia, ella non si era ritrovata ad animare con la fantasia le figure dai colori vivaci e dalle linee inverosimili e spesso ridicole che adornavano le pareti di quella cameretta! C'era una nevicata su la costa della montagna con una capannuccia quasi sepolta nella neve e due fanciulli a poca distanza, che le ricordava tutta una storia di miseria, di sventura, di eroismo; storia di poveri montanari sopraffatti da valanghe, lottanti con frane e gelo. C'era una nave nel mare burrascoso con passeggieri e marinai in atteggiamenti disperati, che le risvegliavano in cuore l'antica pietà per i naufraghi immaginari; c'erano antri con bestie favolose, villaggi abbattuti da terremoto, graziosi angoli verdi con gente tranquillamente raccolta. Poveri sgorbi che per lei si animavano interessandole il sentimento e la fantasia. Era stata la mamma, che durante i lunghi giorni di piova o le brevi malattie della sua infanzia, l'aveva le tante e tante volte intrattenuta illustrando con semplici racconti e descrizioni le figure della vecchia tappezzeria. Il ricordo dell'affetto materno, caldo, previdente, ingegnoso, le faceva sentire più amaro il suo presente di fanciulla quasi abbandonata a sè stessa. Si commosse nella pietà di sè, fu presa d'inquietitudine, sentì che non poteva dormire, sgusciò dal letto e si fece a la finestra così com'era, avvolta nella lunga camicia da notte.
La notte era chiara, che ci si vedeva come di pieno giorno; le alte scogliere che stavano ai lati della casetta, fantastiche nel bagliore, si sarebbero dette immani mostri accucciati nell'onda. Il mare appena agitato dalle onde morte, pareva dormisse sotto le stelle. Nell'aria della notte limpida, si spandevano acutamente gli odori forti delle alghe, i soavi profumi delle gaggie, dei gelsomini, e magnolie e reseda.