Ricordò il suo papà, zia Marta, i molti amici del tempo felice.
Nessuno era venuto; forse non avevano saputo della sua malattia; forse anche, sapendolo, non se ne erano interessati.
L'amarezza non la turbò a questo pensiero.
Suo padre ormai non aveva cuore e mente che per sua moglie; la signora
Rabbi.
Manco un fremito di gelosia la fece sussultare a questa sicurezza.
«Quando sarò guarita mi farò suora come Teresa e papà avrà il poco che possiedo!—concluse.
Avrebbe compiuto quello che credeva suo dovere e la sua coscienza riposava in pace.
La fantasia le fece vedere a sè dinanzi la figura alta e bruna d'un giovine signore, che la guardava severamente, con muto rimprovero.
Il povero cuore prese a batterle in petto con violenza e le venne voglia di piangere, come un bambino, che si sente vittima dell'ingiustizia.
Nello stesso tempo il cane abbaiò staccandosi dal letto e balzando verso l'uscio