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La narratrice interruppe l'orrendo racconto e si coprì il volto. L'orchestra del Grand Hôtel sospirava «Shadows».
Io balzai in piedi.
— Basta! — gridai. — Non voglio saper altro. Non mi dite di più!
Allora la sconosciuta si alzò; era terrea in volto, ma sorrideva.
— Non avete i nervi forti, — disse.
E, sempre con quel sorriso ambiguo, mi salutò e uscì dall'albergo.
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Passata la prima emozione di questo incontro, io ora mi domando: ho forse guardato per un istante nei più profondi abissi della mostruosità umana?...