Ed a me stessa io posi la domanda: — E non si può imparare ad essere felici?
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Oggi più che mai sono convinta che si può. Sono anzi dell'opinione che bisognerebbe istituire dei corsi di lezioni speciali per insegnare alla gente — soprattutto alle donne! — come si fa ad essere felici.
Siamo tutti d'accordo nell'ammettere che una vita, una giornata, un'ora in cui non si è stati felici (o, ciò che è sinonimo, in cui non si è reso altri felici), sono un'ora, una giornata, una vita perdute.
Ma la felicità non è cosa semplice ed elementare. La felicità è un'arte difficile e complessa; per possederla occorre un'educazione speciale; per apprezzarla ci vuole coltura, esperienza e raffinatezza.
Naturalmente, il concetto della felicità è assai diverso secondo le persone e i temperamenti. Quello che rende felice me, per esempio, lascerebbe perfettamente indifferente la mia amica Dora; mentre ciò che rende felice Dora....
E qui apro una parentesi. La felicità di Dora è una cosa così strana che sento di doverla raccontare.
Essa mi venne a trovare ieri, raggiante, trasfigurata. Prima di salutarmi corse allo specchio e si guardò lungamente, facendo molte smorfie colla bocca e movendo il capo in su e in giù come un idolo chinese un po' pingue.
— Cos'hai? — le chiesi attonita.
— Tu vedi in me, — diss'ella, — una donna felice!