Flavia, a cui mi confido, scrolla le spalle: «Che vuoi! siamo fatte così. L'amore si posa sulla soglia del nostro cuore come una cosa mite, luminosa, alata; ci sembra una farfalla, una colomba, o un'allodola che batterà l'ali.... canterà e volerà via. Ma non appena è in noi, ecco che ci accorgiamo di aver chiuso nel nostro cuore una tigre; una tigre che ci rode, ci strazia e ci dilania».
È vero, è vero! Anch'io sento la tigre accovacciata in me. E pensando ad Andrea mi domando: che cosa posso fare per tormentarlo, per farlo soffrire come soffro io?
Mio carissimo,
Poichè oggi tu non vieni, andrò alle corse con Clerici e Giorgio di Vallefuoco. Stasera Silvestri mi conduce a udire le poesie indiane del Tagore. Tu sai che cosa è per me la poesia!...
In ispecie quella indiana.
Sempre tua!
(LUI)
La statuetta non mi riesce. Il viso pare velato da non so quale mestizia; sulle labbra non vi è più un riso ma un «rictus», e le occhiaie sono piene d'ombra. Forse, dopo tutto, ci vorrà una modella.
. . . . . . .
Viviana fu oggi da me per pochi istanti. Era strana. Mi fissava con uno sguardo di fuoco e un sorriso di gelo. Mi disse che Clerici era di fuori in automobile. D'improvviso mi ha domandato: