Sarà quel che sarà.
MAGGIO
(LEI)
Come sono felice! Come sono felice!
Forse non è tanto il pensiero della fuga con lui, della vita con lui, che mi esalta, ma il fatto ch'egli lo voglia.
Una immensa tranquillità, una pace blanda è scesa sulla mia anima e quasi non riesco a comprendere e a ricordare le turbolenti angoscie dei giorni passati. Perchè soffrivo tanto? Non lo so più.
Oldofredi, il pittore, è venuto a trovarmi oggi e mi ha guardata stranamente. — Che cosa avete? — mi ha chiesto. — Come siete translucente e raggiante! — Indi ha soggiunto: — E perchè non lavorate? Perchè non scrivete più?... Badate che l'ingegno non è un dono, ma una responsabilità. L'ingegno è un debito da pagare, è un dovere da compiere; non è un fiore da puntarsi nei capelli!
Io sospirai. — Lo so, lo so; ma che volete? Una donna non può scrivere se non è innamorata. E quando è innamorata.... non può scrivere!
— Forse è vero, — disse Oldofredi colla sua voce un po' cavernosa. — Ma vi è un momento, momento fugace, effimero, evanescente, tra un amore che sta per tramontare e un amore che sta per nascere, in cui può fiorire il capolavoro. State in attesa, o Viviana! di quel momento fatale e vitale. E non lasciatelo passare invano.