Un altro fischio, un rintocco di campana, un rullìo: il treno usciva dalla stazione — andava a Ginevra senza di me! La festa del fidanzamento avrebbe luogo senza la fidanzata.

Colla calma della completa stupefazione sedetti sull'unica seggiola — quella della custode — e cercai di riordinare i miei pensieri sconvolti. Non c'era più treno per Ginevra fino alle 2 del mattino. Viceversa c'era un treno proveniente da Ginevra alle 23,28. Pensai: Lucien prenderà quel treno e verrà a cercarmi. Chiederà, cercherà; interrogherà il bigliettario, il capostazione.... Il bigliettario non mi aveva veduta, poichè avevo preso il biglietto direttamente da Glion; ma il capostazione, sì. Durante quei pochi minuti in cui avevo girato per la stazione prima di venir qui, l'avevo scorto col suo berretto rosso; ed anch'egli mi aveva veduta. Era un capostazione giovane, con baffetti biondi.... e se li era arricciati, guardandomi. Sì, sì! il capostazione direbbe a Lucien d'avermi veduta; mi cercherebbero, mi troverebbero, mi salverebbero!

Ma erano le 19,10. Come far passare le ore fino alle 23,28? Non avevo altra occupazione che di lucidarmi le unghie; non avevo altro da guardare che il lavabo di marmo, la saponetta rosa, l'asciugamano e la tavola; non avevo altro da leggere che le due lettere maiuscole sulla porticina in fondo.

Mi chiusi nei miei pensieri. Pensai a Lucien, al mio avvenire con lui.... pensai al pranzo di famiglia.... agli alberi di Natale accesi per il mondo....

E lentamente — oh! come lentamente! — le ore passarono. Ogni tanto emettevo qualche strillo per il caso che qualcuno potesse udire. Ma la mia voce in quel silenzio mi gelava il sangue. Cominciai ad aver paura, a guardarmi attorno; mi pareva di veder muovere delle ombre negli angoli della stanza.

Allora provai a dire tutte le preghiere che sapevo; poi tutte le poesie che ricordavo. Cominciai con «Napoléon écolier».

«À genoux, à genoux au milieu de la classe,

L'enfant mutin,

Dont l'esprit est de feu pour l'algèbre, et de glace

Pour le latin!...».