Ma il terrore mi riprese, mi agghiacciò. Il cuore mi batteva così forte che pensai: «Adesso morirò di sincope. Mi troveranno domani, giorno di Natale, seduta qui, morta — tragica e ridicola in questa esecrabile «Toilette».

Le 22. Le 22 e un quarto. Le 22 e mezzo. Le 23. A momenti sarebbe arrivato il treno da Ginevra.... e Lucien! Questo pensiero mi agitò tanto che mi misi a gridare e non smisi più; gridai, gridai frenetica e forsennata, e i corridoi vuoti echeggiarono dei miei urli stridenti.

Un passo! Sì, era un passo. Smisi di strillare un attimo per ascoltarlo, poi ripresi più forte. Il passo si fermò; indi riprese, affrettandosi, avvicinandosi: e una voce chiamò:

— Allò! allò! Dove siete?

— Qui! qui! qui! — e lo stridìo della mia voce si ripercuoteva in tutti gli angoli.

— Ma dove?

— Qui! Toilette pour Dames! Luxe! Cinquante centimes! — ululai. E caddi, quasi svenuta, sulla seggiola.

Dopo molto lavorìo colla maniglia la porta si aprì, e il mio salvatore apparve sulla soglia. Era il capostazione.

Mi guardò stupefatto. — Mais qu'est-ce qui arrive?

Qu'est-ce qui arrive? Qu'est-ce qui arrive? — feci io, balzandogli incontro come una Furia. — Arrive che io dovevo essere a Ginevra per il mio pranzo di fidanzamento e che sono qui, da quattro ore, a strillare, a soffocare, a spasimare....