— Oh! che disastro! — esclamò il capostazione; ma mi parve di scorgere sotto ai suoi baffi biondi tremolare un sorriso represso. Questo m'infuriò.

— È iniquo — gridai, — è infame. Farò un processo, a voi, alla Compagnia, alla Direzione, alla Federazione. Sì, vi processerò; perchè non avete il diritto di rinchiudere una creatura in questo posto immondo la notte della Vigilia di Natale....

E il mio pianto sgorgò.

— Creda, sono desolato, — diss'egli; — ma non capisco.... — e tenendo la porta aperta girò due o tre volte la maniglia e poi la chiave ch'era al di fuori. — La serratura funziona perfettamente.

— Già — esclamai sarcastica. — Perfettamente! Difatti.... — E con un riso di scherno gli volsi le spalle.

— Ma sì; funziona perfettamente, — disse lui calmo e cortese. — Guardi lei stessa.

— Non è vero, non è vero! — gridai, e afferrando la porta la chiusi con violenza. — Non funziona affatto! — E gli mostrai, tentando di riaprire, che la maniglia non girava.

Un poco impressionato, egli l'afferrò a sua volta. La mosse, la scosse; spinse la porta, tirò la porta. Niente. Solida, ferma, incrollabile, quell'uscio resisteva ad ogni sforzo. Egli si volse e mi guardò.

— Siete pazza? — disse, e i suoi occhi mandavano lampi, — ci avete chiusi dentro!

Io fremetti di sdegno. — Uscite, — gli dissi, con gesto di comando. — Uscite subito di qui. Lasciatemi sola.