— Magari! — rispose lui, sgarbato. — Siete voi che me ne avete impedito.

Il mio furore non ebbe limiti. — Andate via! — strillai; e poi, come quello mi guardava con occhi saettanti, mi misi a urlare di nuovo: — Aiuto! Aiuto!... Ah! ah! ah!...

Egli non badò più a me. Chino accanto all'uscio, esaminava la serratura; quindi, subitamente risoluto, cominciò a dare delle potenti spallate nel legno. (Mi passò per la mente che se Lucien, colle sue esili ed aristocratiche spalle, avesse tentato un'impresa simile, avrebbe dovuto poi stare otto giorni in letto).

Ma la porta resisteva. Il capostazione si guardò intorno; indi, buttando per terra il berretto rosso che finora aveva tenuto in testa, afferrò il tavolino, lo alzò in aria brandendolo per le gambe, e, con quanta forza aveva, lo scaraventò contro la porta.

Il tavolino andò a pezzi; ma la porta non crollò. Una lunga striscia bianca sulla vernice scura del legno rimase, unico testimonio dell'inutile violenza.

Il mio compagno di prigionìa allora si appoggiò al muro, e colle mani in tasca guardò la porta. Gettò un'occhiata verso il piccolo uscio in fondo alla stanza, ma di sopra a quella tramezza si scorgeva la continuazione della parete a indicare che di là non v'era uscita.

I suoi occhi tornarono, irosi, alla porta screpolata, e a me. Io m'ero accasciata su quell'unica seggiola che pareva un isolotto in un mare di desolazione; ai miei piedi giacevano i rottami del tavolino. Avevo cessato di gridare; la violenza di lui m'aveva intimidita e calmata.

Forse il mio atteggiamento di mansueta disperazione lo commosse, perchè disse con voce abbastanza umana:

— Mi dispiace per lei. Comprendo quanto sia penosa la sua situazione; e quanto la mia presenza l'aggravi.

Chinai il capo senza rispondere. Veramente, io non la pensavo così. La presenza di un essere umano, chiunque fosse, m'era di conforto; se non altro mi impediva di aver paura, quella paura frenetica e sragionata che mi assale talvolta nella notte e nella solitudine. Forse avrei dovuto aver paura anche di quest'uomo, di quest'estraneo col quale ero qui rinchiusa, lontana da ogni soccorso; ma a dir vero egli non m'ispirava alcun senso di terrore. Era molto giovane e molto biondo. I capelli, scompigliati dai suoi gesti violenti, gli cadevano in ciocche soleggiate sulla fronte; erano bionde le ciglia aggrottate, e biondi i brevi baffi sopra la bocca risoluta. Aveva il mento quadro, indicante fermezza di carattere, ma una fossetta profondamente incavata ne attenuava la durezza. (Pensai al mento alquanto fuggente di Lucien, e mi dissi ch'egli certo doveva essere di carattere assai più malleabile ed arrendevole di costui. Infatti sapevo Lucien anche troppo suscettibile alle influenze femminili!...).