Lo sconosciuto stava ritto, immobile, addossato al muro colle braccia conserte. Io alzai gli occhi al suo viso fosco e chiesi, tremante: — E adesso?

— Adesso, — disse lui, — arriverà il diretto di Ginevra ed io non sarò al mio posto.

— Allora la cercheranno! — esclamai subitamente sollevata.

— Sì, mi cercheranno! — ribattè lui con un sorriso ironico, — ma non qui.

— Cercheranno anche me, — dissi con un piccolo singhiozzo, pensando a Lucien.

— Chi? Chi la cercherà?

— Il mio fidanzato, — risposi, chinando il capo. Avevo ancora il cappello da viaggio e il velo grigio in testa, e ne ero tutta avviluppata come da una nube malinconica. — Non vedendomi arrivare alle nove a Ginevra, avrà preso il primo treno per venirmi a cercare.

— E qui, non trovandola, — fece il giovane, sempre con lieve aria di motteggio, — vorrà subito interrogare il capostazione. Irreperibile anche quello! Sarà una bella situazione, — soggiunse con un'amara risata, — quando portieri, facchini e fidanzato apriranno la porta e ci troveranno qui.

Io trasalii. A questo non avevo pensato. — Mio Dio! — esclamai, — e il conte Lucien è un vero Otello!

Il giovane, a queste parole, dètte in un'improvvisa risata, e continuò a ridere e ridere, col viso all'indietro e la testa appoggiata al muro.