b) che questa moglie è probabilmente grassa e sulla quarantina.
c) che Manlio ha un cuore modernamente irrequieto e infedele).
— Io non so di che cosa ti lagni, — disse l'amico. — Sei un uomo arrivato; sei un poeta stampato. Hai girato il mondo; ti sei divertito; ne hai fatto di tutti i colori....
— Ah no! — gridò Manlio — no! Non è vero. Non ne ho fatto «di tutti i colori».... — E sprofondando le mani nelle tasche soggiunse, crollando il capo: — Ed è questo, questo appunto che mi affligge.
L'amico (di cui la missione è di raccontare diffusamente al protagonista ciò che questi sa assai meglio di lui) enumerò la serie di brillanti conquiste fatte dal fortunato Manlio:
— La Tortola.... la Vannucci.... Carlottina.... Vilfrida.... Cicì.... la Soresina....
— Sì!... sì!... sì!... — gemette Manlio. — Ma quelle.... erano tutte dello stesso colore.
L'amico si stupì. — Che cosa vuoi dire?
— Voglio dire, — e Manlio appoggiò il capo sulla spalliera della poltrona guardando con aria ipocondriaca il soffitto, — voglio dire che quelle donne non erano di tutti i colori. Erano tutte più o meno bianche; chi un po' più chiara, chi un po' più scura; chi d'un bianco latteo, chi d'un bianco niveo, chi d'un bianco d'avorio.... Ora tutto quel biancore mi è venuto a nausea. Il mio cuore e i miei nervi reclamano delle tinte più forti e fosche, del pimento più carico e più caldo.... I miei sensi reclamano.... un tenebroso amore! — E Manlio si passò una mano fine e «psichica» (come l'aveva un giorno definita una Americana dilettante di chiromanzia) si passò dunque la mano psichica sulle lunghe chiome ondulate che portava spazzolate indietro dalla fronte e gonfie in cima al capo, à la Pompadour.
L'amico — che aveva i capelli semplicemente castani e tagliati a spazzola — crollò la testa.