Una signorina bionda, alta e sottile, stava incipriandosi davanti allo specchio. Fremente la signora Clotilde si guardò intorno.
— Dov'è?... Dove sono?... — chiese con voce rauca e tremante.
— Dove sono chi? — domandò con amabile sorpresa la signorina.
— La negra.... e mio marito.
La giovane si fermò impietrita col piumino della cipria in mano. Che fosse pazza questa povera signora?
— Suo marito, non so. La negra.... sono io.
.... La signora Clotilde ebbe un breve accesso convulso, e fu premurosamente assistita dalla signorina e dalla cameriera. Riavutasi alquanto, spiegò le sue angoscie e i suoi sospetti alle due, che ridevano sgangheratamente.
La Colonia Sud Africana non era affatto bella, e la signora Clotilde si trovò quasi a desiderare che Manlio fosse qui a vederla. E poi non era neanche «nigra-sum», si disse la signora con sarcastico compiacimento.
Era una buona e semplice creatura contenta di parlare di sè e di rivelare alla elegante visitatrice tutti i segreti della sua toilette: una parrucca di lana nera, una bottiglia di liquido bruno, un vasetto di vasellina color caffè....
— Ma non sarebbe più semplice mettere una maglia scura, invece d'impiastricciarsi tutta a quel modo? — chiese la signora Clotilde.