— Schiavo suo, signora, — disse col fare aggraziato e cerimonioso dei meridionali.

La voce stridente di Clarissa s'interpose:

— Nancy! Aldo non fa che leggere i tuoi versi giorno e notte. Li ha anche messi in musica! Deliziosi! potrebbero essere di Tosti o di Richard Strauss o di Hugo Wolff! Faglieli cantare.

Poi Clarissa veleggiò intorno alla sala, salutando i poeti, molti dei quali conosceva, e facendosi presentare l'inglese, Mr Kingsley. Subito Clarissa gli fece molte domande su Londra e poi, senza curarsi di sentire le sue risposte, se n'andò, con grande fruscìo e cinguettìo, a una conferenza francese su « Napoléon et les femmes ». Adele e la zia Carlotta la accompagnarono.

I poeti, appena ebbero bevuto il thè, se ne andarono anch'essi. Allora Della Rocca si mise al pianoforte, e preludiando pianamente, passò da armonia in armonia, alle romanze da lui composte per Nancy.

Suonava con la testa china, e i morbidi capelli gli cadevano cupi sulla metà del viso, facendolo somigliare a un fratello minore del « Cristo » di Velasquez. Egli aveva il talento musicale d'un monello di Napoli, e la voce di un arcangelo che avesse studiato il canto in Germania. Nancy sentì salirle agli occhi delle lagrime felici, e il nitido profilo curvilineo di Della Rocca oscillò davanti a lei. Il signor Kingsley, nel suo angolo presso alla finestra, taceva. Valeria sedeva muta nell'ombra con un lavoro in mano; e Nino, infastidito e imbronciato, fumava sigaretta su sigaretta e sbadigliava.

Nancy, sporta in avanti con le mani giunte, ascoltava le parole create da lei e che ora, nella loro veste d'armonia, le parevano più soavi, come una schiera di bimbi che appaiono più belli se adorni di rilucenti vesti e coronati di rose. Ella aveva mandato fuori nel mondo le sue poesie nude e selvaggie, nella loro innocente e appassionata immaturità. Ed ecco: egli gliele riconduceva ammantate di melodie argentee, pieganti sotto il chiarore di accordi di settime diminuite, velate d'armonia, e portate trionfalmente su palanchini di suoni ritmici — soavi e altere come le giovani sorelle d'una regina.

Mr Kingsley, stringendo le labbra sottili, osservava la testa nero-splendente di Della Rocca che dondolava e oscillava seguendo la frase del canto; egli si sentiva contrarre in gola la propria buona voce di baritono inglese, e, urtato dalla larga morbidezza del fraseggiare italiano, si domandava come mai « questi idioti latini » sapessero cantare così.

Poi guardò Nancy, che aveva chiuso gli occhi; e guardò Nino, che nella seggiola a dondolo sbadigliava fissando il soffitto.

E, a un tratto, sentì di doversene andare. Si alzò con atto impulsivo, e Nancy, con gli occhi ancora perduti dietro la musica, gli stese la mano per dirgli addio. Lo sguardo di lui pesò con grave tenerezza sul delicato volto.