— L'ho imparato a Göttingen, — disse Della Rocca, col suo sorriso luminoso.

— « Ach! die Stadt die am schönsten ist, wenn man sie mit dem Rücken ansieht »! — fece ridendo Nancy.

Anche Della Rocca rise, sebbene non avesse capito. Poi si volse di nuovo al pianoforte.

Nancy si sentiva felice e incline alla bontà.

— Non se ne vada, — disse a Kingsley, — segga e mi parli.

Ma Kingsley rifiutò. Della Rocca tornava a cantare piano, e già alle prime note della morbida voce tenorile, l'inglese vedeva riapparire negli occhi di Nancy quella luce distratta, mentre un brivido le impallidiva lievemente le guancie.

— Tornerò un giorno o l'altro, se permette, — le disse. — Ma spero quasi di trovare la sua porta chiusa.

Anche una volta il rapido pensiero alato traversò con timido volo la fantasia di Nancy, mentre la forte mano del giovane inglese si chiudeva, calda e ferma, intorno alla sua. Poi la porta si chiuse dietro a Paul Kingsley, e il pensiero prese il volo e non tornò più.

— Chi è quell'imbecille d'inglese? — disse Nino, che era di malumore e si compiaceva di farlo sentire.

Nancy divenne rossa.